Un test condotto in Svizzera sui pomodori in scatola rivela grandi differenze tra le marche. Le referenze biologiche si distinguono per qualità, mentre la nota marca italiana Mutti si è classificata tra le peggiori
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I pomodori in scatola, siano essi pelati, a pezzi o sotto forma di polpa, sono un ingrediente fondamentale nelle nostre cucine. Li usiamo per preparare sughi, pizze, zuppe e tanto altro ancora, ma contengono davvero solo pomodori o possono essere contaminati da alcune sostanze tossiche?
Per scoprirlo, un recente test condotto in Svizzera dal magazine K-Tipp ha analizzato 14 referenze di pomodori in scatola, principalmente marchi locali ma con l’inclusione della nota marca italiana Mutti.
I risultati rivelano che non tutti i pomodori in scatola sono uguali e che alcune marche contengono sostanze nocive, sebbene queste siano ammesse legalmente entro determinati limiti.
Ma partiamo dall’inizio: come è stato condotto il test?
Il laboratorio tedesco incaricato ha esaminato 14 lattine di pomodori in scatola utilizzando diversi parametri per valutare la qualità dei prodotti. Ecco i principali criteri:
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