In un’azienda agricola del Lodigiano, oltre mille braccianti sono stati sfruttati per anni da un imprenditore senza scupoli che li faceva vivere in condizioni disumane e lavorare fino a 512 ore al mese
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Torniamo a parlare di caporalato, un fenomeno vergognoso che continua ad essere presente nel nostro Paese, nonostante gli sforzi per combatterlo. Dopo il caso diventato tristemente noto del bracciante indiano morto dopo essere stato abbandonato a Latina con il braccio tranciato, i controlli si sono intensificati e stanno portando alla scoperta di ulteriori terribili realtà.
Le ultime notizie arrivano dal Lodigiano dove è stato scoperto un imprenditore agricolo che gestiva lavoratori praticamente ridotti in schiavitù. L’ennesima dimostrazione che, nonostante si sia riaccesa un po’ l’attenzione sul caporalato, questo ancora esiste su larga scala.
Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza di Lodi e coordinate dalla Procura, hanno svelato un sistema di caporalato molto esteso che coinvolgeva oltre 1000 braccianti impiegati nella raccolta di frutta e verdura tra il 2016 e il 2023.
Le verifiche, iniziate grazie a una segnalazione dell’INPS, hanno rivelato
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