Fa una certa impressione scoprire che nel 2022 il carbone segnerà un doppio massimo storico, in termini di utilizzo (dopo il record già raggiunto lo scorso anno), così come di produzione. E che sarà proprio l’Europa, insieme all’India, a guidare questo nuovo Rinascimento.
Sin da luglio un rapporto Ember ci rassicurava, in merito alla produzione di energia elettrica: “Non sarà un ritorno del carbone e l’impatto in Europa sarà limitato”, senza deragliamenti lungo la strada della decarbonizzazione. Poi a dicembre, peraltro proprio a ridosso delle cruciali decisioni che l’Ue si apprestava a prendere sui temi energetici, anche i diversi rapporti aggiornati dell’autorevole Iea.
Nel mondo “c’è una convergenza di fattori che supporta la domanda di carbone” e tuttavia si tratta di “un aumento temporaneo, che durerà qualche anno”, almeno fino al 2025.
Sarà, ma intanto nelle previsioni aggiornate al 2030 e pure al 2050 compare ora un aumento preoccupante del peso del carbone e anche del petrolio, laddove da anni non se ne trovava quasi più traccia, a seguito di un processo di phase out ormai
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