Come spiegava il 29 Dicembre sul Corriere della Sera Sabino Cassese, c’è una profonda frattura politica in Italia che finora nessuno ha affrontato. I partiti hanno smesso da tempo di essere la cinghia di trasmissione tra la società e i vertici del potere. Non hanno più sezioni nel territorio, non reclutano o formano classe dirigente, non ci sono le scuole di partito.
Così il popolo ha smesso di essere rappresentato in parlamento. I partiti sono gruppi di potere che si autoriproducono, per cui il governo che vuole parlare al popolo deve saltare il Parlamento.
Oltre a questo ci sono altri fattori di direzione di marcia. Giovanni Orsina, il 27 dicembre sulla Stampa notava l’emersione di nuove divisioni di classe, citando Luca Ricolfi e Marco Follini. C’è una divisione tra “mondo vissuto” e “mondo pensato”, un tempo i primi erano i conservatori, e vecchie élite, i secondi i progressisti, il popolo.
Oggi si è rovesciato, come sottolinea Ricolfi, perché il popolo è diventato conservatore, in quanto teme e vede il rischio di essere schiacciato dalla nuova ondata di globalizzazione. In
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