Il discorso di Volodymyr Zelensky al Congresso americano è stato un trionfo, soprattutto per la sua valenza simbolica: per la prima volta dall’inizio del conflitto, il presidente ucraino ha lasciato il proprio Paese per recarsi di persona nel campo alleato, rafforzare il sostegno alla resistenza di Kiev e ottenere un appoggio (ancora) più esplicito da parte degli Stati Uniti.
🔵 #StatiUniti Accoglienza trionfale per Zelensky in visita a Washington. Il presidente ucraino, dopo il faccia a faccia con Biden, ha parlato al Congresso Usa pic.twitter.com/XkKhTgrtVz
— Rai Radio1 (@Radio1Rai) December 22, 2022
La sua presenza a Washington ha acquisito un significato più profondo anche alla luce dei cambiamenti che, negli ultimi mesi, hanno mutato gli equilibri della politica americana: dopo il grande giro di boa delle elezioni di metà mandato, i Democratici – che, sin dalle prime fasi del conflitto, hanno garantito appoggio alla causa ucraina – hanno perso la Camera.
Da allora alcuni deputati repubblicani (in primis quelli di area trumpiana), forti della nuova maggioranza e guidati dalla rappresentante Marjorie Taylor Greene, hanno impostato una campagna polemica contro gli aiuti militari all’Ucraina, ad
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