Tempesta asiatica sul riso italiano. Dopo la grave siccità, a turbare i produttori del Belpaese arriva anche una sentenza che riaprirebbe le porte alle importazioni di una tipologia di riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania/Myanmar. Venduto a prezzi troppo bassi e volumi eccessivi, l’Indica (questo il nome della varietà di riso) può provocare danni ingenti a tutta la filiera. C’è già chi parla di invasione di “riso asiatico”, ma ad avvantaggiarsene in molti casi sono gli stessi produttori dell’Unione europea, che acquistano la materia prima a costi irrisori e, dopo averla lavorata e confezionata, la rivendono a un costo iper-competitivo. I danni maggiori li subisco invece gli agricoltori europei, a partire da quelli italiani.
Importazioni eccessive
Il caso inizia nel 2018, quando un’indagine della Commissione europea stabilisce che il riso Indica (lavorato o semilavorato) originario dalla Cambogia o dalla Birmania/Myanmar veniva importato in volumi e a prezzi tali da mettere in gravi difficoltà i produttori dell’Ue. Sulla base di questa constatazione, Bruxelles aveva introdotto un regolamento di esecuzione che istituiva dei dazi sulle importazioni di questo cereale. La norma prevedeva queste “misure di salvaguardia”


