Le evidenze scientifiche sono concordi: bisogna consumare più frutta e verdura nei nostri pasti di tutti i giorni. Potrebbe diventare però difficile soddisfare questa indicazione indispensabile per la nostra salute con l’imporsi di temperature sempre più elevate. La siccità sta mettendo a rischio molte colture, in particolare quelle dei frutteti. Già questa estate sono stati messe in crisi, ad esempio, le piantagioni di kiwi.
Per evitare che la situazioni degeneri e che molte aziende rinucino a determinati alberi è necessario ripensare il rapporto con l’acqua di queste piantagioni, non solo risparmiando con sistemi irrigui più efficienti e tramite tecniche di irrigazione di precisione, ma partendo innanzitutto dalla ricchezza e dalla gestione dei suoli. Questa la spiegazione offerta da Marco Scortichini, ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea) specializzato in olivicoltura, frutticoltura e agrumicoltura. Nell’ultimo numero della rivista pubblicata dall’ente scientifico governativo, l’esperto parla della vulnerabilità del sistema ortofrutticolo, che negli ultimi anni ha richiesto il 30% di acqua irrigua in più a causa delle minori precipitazioni.
Si è fatto anche ricorso “ad irrigazioni straordinarie, nei mesi di marzo-aprile, quando solitamente non si irriga, che si rendono necessarie in molte coltivazioni, nei casi di stagioni primaverili poco piovose, per favorire l’accrescimento dei frutti”, spiega Scortichini. Un primo problema riguarda la circostanza che in molte aree dove non si era mai sofferta la siccità si sono diffuse “coltivazioni esigenti in termini di apporto irriguo, quali actinidia (i cui frutti sono i kiwi, ndr), noce da frutto, melo e pero”.
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