Un recente studio rivela la violenza brutale che colpì una comunità durante l’Età del Bronzo: non solo l’uccisione sistematica delle vittime, ma anche atti di cannibalismo
©Antiquity
Nel cuore delle Mendip Hills, un gruppo di speleologi si imbatté, negli anni ’70, in un ritrovamento macabro: un cumulo disordinato di ossa umane e animali nascosto in un pozzo profondo 15 metri. All’epoca, la scoperta passò quasi inosservata, relegata a un semplice resoconto di stranezze archeologiche. Oggi, un’analisi approfondita ha portato alla luce una verità inquietante: un massacro brutale che risale a oltre 4.000 anni fa, probabilmente il più grande atto di violenza conosciuto nell’Età del Bronzo in Gran Bretagna.
Gli studiosi hanno rilevato segni inequivocabili di uccisioni sistematiche e persino prove di cannibalismo, svelando una storia di crudeltà inaspettata che cambia radicalmente la nostra percezione della Preistoria britannica.
La visione di un’Età del Bronzo tranquilla e pacifica è stata definitivamente smentita dallo studio guidato da Rick Schulting, archeologo dell’Università di Oxford. Le analisi dei resti ritrovati nel sito di Charterhouse Warren mostrano una violenza estrema: crani fratturati, arti
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