Meno nuvole basse significa un minore albedo: la Terra riflette meno energia nello spazio e si riscalda più velocemente. La scomparsa di queste “sentinelle bianche” anticipa i peggiori scenari climatici. Lo racconta un nuovo studio coordinato dall’Alfred Wegener Institute
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Non è solo l’ennesimo annus horribilis del clima: il 2023 (e poi il 2024) ha portato, varcando il limite degli Accordi di Parigi, la temperatura media del Pianeta a sfiorare i fatidici +1,5 gradi Celsius rispetto all’era preindustriale, un livello considerato la linea rossa oltre la quale gli impatti sulle società e sugli ecosistemi possono farsi catastrofici.
Eppure, la comunità scientifica si è trovata di fronte a un dilemma: il mix di fattori noti – l’accumulo di gas serra nell’atmosfera, il fenomeno di El Niño, la fusione dei ghiacciai – non basta a spiegare l’improvviso e accentuato scatto verso l’alto della colonnina di mercurio.
Secondo un nuovo studio coordinato dall’Alfred Wegener Institute (AWI), il colpevole, finora passato in secondo piano, potrebbe essere la progressiva diminuzione di un certo tipo di nuvole, soprattutto quelle a bassa quota, che
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