Irregolarità e illegalità sul lavoro in agricoltura, collegamenti tra precarietà e sommerso, vulnerabilità delle lavoratrici agricole, violenze di genere e i casi studio di Piemonte, Basilicata, Calabria, Trentino: il VII Rapporto Agromafie e Caporalato mette sotto i riflettori una realtà lavorativa nel settore agricolo con cui è necessario fare i conti
Nel 2023, secondo dati Istat, erano circa 200mila i lavoratori irregolari occupati nel settore agricolo con un tasso di irregolarità per i dipendenti del 30%. Tra questi, le donne lavoratrici, potenziali vittime di sfruttamento, ammantano a circa 55mila, di cui la stragrande maggioranza lavora nel sommerso.
Paghe da fame, umiliazioni, lavoro a nero nei campi, oltre a una marea di frodi con cui si dirottano i contributi verso familiari e uomini dei clan che in quei campi di certo non ci lavorano. È la fotografia terribile scattata dal settimo Rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, che mette luce su un settore che da solo vale 73,5 miliardi di euro, quasi sempre basati su sfruttamento e lavoro nero.
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