I fratelli Montgolfier, nel dicembre 1782, avevano stupito il mondo facendo volare la celebre “mongolfiera” ma in quel caso si trattò di mandare in cielo un oggetto più leggero dell’aria sfruttando l’antica “spinta dal basso verso l’alto” prevista da Archimede nel 3° secolo a.C.
Durante il Rinascimento italiano Leonardo da Vinci aveva intuito la possibilità di far volare oggetti pesanti sfruttando la portanza dell’aria esattamente come fanno gli uccelli ma ai tempi di Leonardo non esistevano tecniche di lavorazione né motori in grado di consentire la realizzazione di una macchina capace di staccarsi da terra e volare.

Gli USA a cavallo fra ‘800 e ‘900 sono lo spazio-tempo ideale per violare le leggi della fisica e sperimentare soluzioni tecniche mai viste.

La più importante invenzione americana è in realtà la “società dei consumi”, un nuovo modello sociale che apre alla mai vista possibilità, per milioni di persone, di acquistare a prezzi alla portata anche dei ceti medio-bassi prodotti tecnologici d’avanguardia. Un sistema che farà schizzare le vendite e con esse l’invenzione e la produzione di massa di dispositivi come la lampadina, il fonografo, l’automobile, il cinema, il telefono etc. fino al personal computer contemporaneo.

In poco tempo gli USA diventano il paradiso terrestre degli inventori.

Idee e invenzioni geniali in realtà c’erano anche in Europa ma nel vecchio continente, ancora iper-classista, la possibilità di convertire le idee in produzione di beni sociali era alquanto ridotta e tanti inventori preferiscono emigrare negli USA dove i talenti vengono accolti a braccia aperte; come sarà per il serbo Nikola Tesla (1856-1943), il genio dell’elettromagnetismo.

Cinquant’anni più tardi, con il famoso “piano Marshall”, il modello americano verrà esportato in Europa occidentale e l’Italia, con il suo celebre “boom economico”, ne sarà uno dei maggiori importatori.

I fratelli Wilbur (1867-1912) e Orville (1871-1948) Wright sono la rappresentazione perfetta della sfida americana verso il futuro. Nati, insieme a cinque fratelli, in una casa dotata di una biblioteca in cui la madre era un’esperta di costruzioni meccaniche, crescono in un ambiente che incoraggia la loro attitudine alla scoperta e all’invenzione.

Nel 1892 i due fratelli aprono un’officina di riparazione di biciclette a Dayton, in Ohio, nel nord-est degli Stati Uniti, trasformandosi presto in progettisti e produttori di modelli avanzati a costi molto accessibili. Ma mentre guadagnano con le biciclette si appassionano agli esperimenti del tedesco Otto Lilienthal che compie brevi voli con quelli che oggi chiameremmo “deltaplani”, morto tragicamente nell’agosto 1896 cadendo in uno dei suoi voli sperimentali.

Malgrado questo gli esperimenti con macchine volanti, talvolta spinte da motori a vapore, si ripetono in varie parti del mondo. Anche i due fratelli americani si cimentano in questa difficilissima e pericolosa sfida e cominciano a studiare e a sperimentare nuove soluzioni tecniche.
La “portanza” prodotta da superfici alari e la propulsione generata da un’elica azionata da un motore a scoppio erano tecnologie ormai note ma i continui incidenti mortali conseguenti a sperimentazioni troppo improvvisate convincono i due fratelli che prima di alzarsi in volo con una macchina pesante era necessario studiare un valido sistema di controllo del volo. Nei primi esperimenti il governo dell’aeromobile veniva ottenuto mediante movimenti del corpo del pilota ma questo si era rivelato un metodo assai poco efficace.

In altri termini occorreva mettere a punto un sistema in grado di governare con sufficiente precisione virate, salite e discese e i due si dedicano a questa sfida con passione e impegno.

Studiando il volo degli uccelli i Wright comprendono le basi del meccanismo oggi denominato “svergolamento alare” e dotano le ali di parti mobili in grado di differenziare la portanza di un’ala rispetto all’altra ottenendo il “rollio”, ossia l’inclinazione dell’aeroplano intorno all’asse longitudinale in modo da effettuare virate più sicure e alzare/abbassare il muso rispetto alla coda (“beccheggio”). Di fatto un’applicazione del principio newtoniano di azione e reazione: il profilo alare opportunamente modificato determina una spinta contro l’aria che reagisce in modo eguale e contrario determinando la modifica dell’assetto direzionale dell’aeromobile. Un principio già ampiamente utilizzato nel governo delle navi mediante il timone; si trattava ora di passare dal governo bidimensionale sulla superficie del mare a quello tridimensionale nell’aria.

Nel 1900 i due fratelli mettono a punto, nei pressi del loro laboratorio di biciclette di Dayton, un aliante biplano in legno e tela, di oltre 5 m di apertura alare, senza coda, ancorato a terra con un cavo e tenuto in volo dal vento, dotato di comandi per il controllo del rollio e del beccheggio. Il dispositivo prevedeva la presenza di un pilota sdraiato al centro in modo da offrire la minima resistenza all’aria.

Per la sperimentazione effettiva i Wright scelgono le colline di Kitty Hawk, nella Carolina del Nord, perché lì il vento è molto forte e funziona come una galleria a vento naturale mentre l’aliante rimane trattenuto fermo da alcuni uomini mediante un cavo; il pilota viene simulato con della zavorra. L’esperimento riesce perfettamente perché l’aliante si sostiene in aria come un aquilone e, soprattutto, i comandi per il rollio e il beccheggio dimostrano di funzionare ottimamente modificandone e correggendone l’assetto. Dopo queste incoraggianti prove Wilbur Wright sale a bordo e comincia a sperimentare le prime planate, le prime manovre di volo e persino atterraggi morbidi.

Forti di questi successi i due fratelli tornano alla base di Dayton e trascorrono i successivi due anni al perfezionamento del loro prototipo. Nel 1902 sviluppano un nuovo modello di aliante dotato del più efficace controllo di volo mai realizzato: il pilota era perfettamente in grado di orientare l’aeromobile rispetto a tutte e tre le direzioni spaziali.

Tra fine 1902 e settembre 1903 i Wright si impegnano nella fase terminale: l’installazione di un sistema di propulsione ad eliche e motore a scoppio su un modello molto simile al loro aliante, opportunamente rinforzato e dotato di sistemi di stabilizzazione più efficaci. Al nuovo gioiello tecnico viene dato il nome beneaugurale di “Flyer” (più o meno “aviatore”). Il pilota viene collocato in posizione tale da bilanciare la contro-rotazione prodotta dal motore; le due eliche sono poste in posizione posteriore producendo pertanto un effetto spingente.

Tornati a Kitty Hawk, il 17 dicembre di 118 anni fa, Orville Wright, a bordo del Flyer decolla e compie un primo volo controllato di 36 metri, della durata di 12 secondi, concluso con un atterraggio morbido. In quello stesso giorno compiono altri tre voli di cui l’ultimo di 260 m per 59 secondi.

Quel giorno l’umanità spicca il volo.

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