Problemi alle comunicazioni e al GPS in arrivo? Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha previsto possibili tempeste geomagnetiche nei prossimi giorni che potrebbero portare però anche stupende aurore boreali (e australi). Tutti pronti?

La prima tempesta solare registrata colpì gli Stati Uniti nel 1859, nota come evento di Carrington, e causò diffusi problemi al telegrafo, tanto che, anche quando l’alimentazione era scollegata, c’era abbastanza corrente nel sistema per inviare messaggi.

Ecco, se un evento su scala Carrington colpisse oggi gli Stati Uniti, le stime prevedono una perdita di energia per 20-40 milioni di persone per due anni e questo costerebbe tra 600 miliardi e 2,6 trilioni di dollari, senza tenere conto del possibile black out di Internet.

Cosa potrebbe accadere ora?

tempesta geomagnetica 27 settembre 2021

©NOAA (aggiornamento: 25.09.2021 h 15.50)

La nostra stella segue un ciclo naturale di attività di 11 anni, misurato dal minimo di attività al massimo (con macchie solari, eruzioni e tempeste). Il ciclo solare 25 è iniziato a dicembre 2019, quindi ci stiamo dirigendo verso il periodo di massimo solare, atteso intorno al 2025.

Tuttavia, anche se non siamo al picco, non sono esclusi eventi “improvvisi”, come quello avvenuto nei primi giorni dello scorso mese di luglio, quando il sole si era reso protagonista di un’imponente eruzione, la più grande degli ultimi quattro anni. L’abbiamo avvertita chiaramente anche dalla Terra dove tra il 3 e il 4  luglio si sono registrati dei blackout radio.

Anche se non di questa intensità, nei prossimi giorni potremmo sperimentare un altro di questi eventi. Il NOAA ha infatti predetto un incremento di attività solare che il prossimo lunedì 27 settembre potrebbe superare la soglia di tempesta geomagnetica, come si vede dai K index previsti per i prossimi giorni.

Come spiega lo Space weather prediction center, tale indice è numero intero compreso tra 0 e 9, dove 1 indica una situazione di calma, mentre e 5 o più indica una tempesta geomagnetica, di intensità crescente. Il prossimo lunedì tale soglia potrebbe essere superata, seppure di poco.

Tecnicamente il K index si ricava dalle fluttuazioni massime delle componenti orizzontali del campo magnetico osservate su un magnetometro durante un intervallo di tre ore, ed è un ottimo indicatore utilizzato per decidere se è necessario emettere allerte geomagnetiche per gli utenti interessati da tali disturbi (rete elettrica, veicoli spaziali, segnali radio che si riflettono o attraversano la ionosfera ma anche osservatori dell’aurora boreale e australe).

 

Fonte: greenme

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