Nonostante la pandemia, la questione ambientale non è mai passata in secondo piano. Anzi, per i giovani resta in cima alle priorità e la richiesta al governo è sempre quella di intervenire subito e in maniera incisiva. “Basta perdere tempo, ci costa molto di più non agire”, ribadisce Giovanni Mori, attivista e portavoce di Fridays for Future Italia.

Sono passati più di tre anni (era l’agosto 2018) da quando un’adolescente svedese di nome Greta Thunberg decise di non andare a scuola per appostarsi davanti al parlamento svedese in segno di protesta. Davanti a lei un semplice cartello, con una scritta nera: Skolstrejk för Klimatet, ossia “sciopero della scuola per il clima”, in svedese. Oggi come allora il rimprovero mosso alla classe politica è sempre lo stesso: non state facendo abbastanza per contrastare la crisi climatica.

Ecco perché il 24 settembre la voce dei ragazzi e delle ragazze di Fridays for Future, il movimento che si ispira proprio a Greta Thunberg, tornerà di nuovo a farsi sentire. Per quella data è infatti fissato uno sciopero globale per il clima, a cui prenderanno parte (nel rispetto delle misure sanitarie) milioni di giovani per dare un segnale ai leader mondiali.

Il mondo si è svegliato, ha capito. Ma adesso bisogna agire“, dice in maniera netta Giovanni Mori, attivista e portavoce di Fridays for Future Italia. Il movimento ha dovuto in qualche modo adattarsi al nuovo contesto pandemico, ma non hai smesso di incalzare la politica e l’opinione pubblica sulle questioni legate all’ambiente e al clima. “Fridays for Future è nata con gli assembramenti, e la pandemia ha rappresentato davvero una complicazione. All’inizio del 2020, prima che scoppiasse l’emergenza Covid-19, c’era una spinta incredibile a livello mondiale. Non è un caso che in quel periodo sia stato varato il Green Deal europeo. Dopo i numeri del 2019, Fridays for Future era sulla cresta dell’onda. La cosa positiva è che, nonostante la pandemia, il tema del clima non è scomparso. Anzi. Per i giovani è ancora l’emergenza numero uno da affrontare“.

In questi ultimi anni qualcosa si è mosso, è innegabile. Si sono sentite diverse promesse, molte delle quali però non sono state mantenute. Occorre invece fare molto di più per rispettare l’Accordo di Parigi. E ce lo ricordano non soltanto gli attivisti di Fridays for Future, ma anche gli scienziati. “L’ultimo rapporto dell’Ipcc non ci ha detto nulla di nuovo e ha ribadito che bisogna intervenire immediatamente per sperare di contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi rispetto all’epoca pre-industriale“, prosegue Giovanni. “Sembra quasi che i media lo scoprano adesso, parlando di apocalisse. Bisogna capire invece che si tratta di scenari futuri, che dipendono dalle nostre scelte attuali. Il clima è già cambiato, ma possiamo evitare catastrofi peggiori“.

Di recente si è diffuso – purtroppo, aggiungiamo noi – anche un certo tipo di narrazione per cui la transizione ecologica avrà dei costi pesanti sulla società e richiederà enormi sacrifici. “Una narrazione completamente fuorviante, perché ci costa molto di più non agire, sia a livello socio-economico sia a livello di vite umane stroncate. Noi paghiamo i costi dell’inazione. Se 5 anni fa avessimo compiuto qui in Italia una transizione verso le rinnovabili più rapida, oggi per esempio non staremmo parlando del rincaro delle bollette“.

E a chi dice che la transizione ecologica non si attua dall’oggi al domani e che le richieste degli ambientalisti sono utopistiche? “Chi lo avrebbe mai pensato che saremmo stati chiusi in casa per due mesi? Eppure, di fronte all’emergenza lo abbiamo fatto“, risponde Giovanni. “Ti dirò di più. Noi vogliamo che si intervenga subito non per limitare le libertà dei cittadini, ma per costruire un mondo migliore, per non vivere in città soffocate dall’inquinamento, per mangiare in maniera più sana. È da decenni che gli scienziati ci avvertono della minaccia della crisi climatica. Adesso i politici non la possono più negare, quindi ci dicono «va fatta in maniera graduale». Sì, peccato che andava fatta in maniera graduale 20 anni fa“.

Il passaggio verso un modello di sviluppo sostenibile deve essere comunque all’insegna dell’equità, ha più volte sottolineato Fridays for Future. Anche perché giustizia climatica significa innanzitutto giustizia intergenerazionale. E i giovani saranno i protagonisti degli eventi preparatori alla Cop26 di Glasgow, ovvero la Youth4Climate e la Pre-Cop di Milano, che si terranno a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre. O almeno, così ci vengono presentati dagli organizzatori. “Dare spazio ai giovani è sempre molto bello, ma bisogna vedere come lo si fa. Le conferenze sul clima decidono letteralmente le sorti di chi vivrà negli anni a venire. E chi è che prende adesso le decisioni? Chi quel futuro non lo vivrà. Questo è il paradosso“, aggiunge Giovanni. “Coinvolgere i giovani non è un plus, ma dovrebbe essere la base di partenza“.

 

Fonte: ohga

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