Le nuove infezioni sono diminuite di circa 15mila unità rispetto alla settimana scorsa. È il sesto giorno in discesa, non avveniva dal novembre del 2020. Sorpresi gli esperti: «Ma non è ancora l’immunità di gregge»

Nella giornata di ieri in Gran Bretagna sono state registrate 24.950 nuove infezioni. Si tratta di una riduzione di circa 15.000 rispetto alla settimana scorsa, quando vennero rilevati 39.995 nuovi casi: una diminuzione che appare ancora più marcata se paragonata ai dati del 17 luglio, pochi giorni prima della fine delle restrizioni per il contenimento del virus, quando vennero rilevate 54,654 nuove positività.

Se è presto per parlare di tendenza, si tratta del sesto giorno consecutivo in discesa per la curva dei contagi. Non avveniva dal novembre del 2020, durante i primi giorni del secondo lockdown.

La sorpresa degli esperti

I dati britannici (qui la tabella del governo con casi, vaccini, ricoveri e decessi) sorprendono gli epidemiologi stessi. Perché una diminuzione così rapida e netta, tra l’altro proprio in prossimità della riapertura completa e della fine delle restrizioni in Inghilterra così come in gran parte del resto del Paese? Se c’è stata una riduzione dei tamponi (quotidianamente ne vengono fatti al momento circa 792.000, nell’ultima settimana ne sono stati effettuati circa 6.5 milioni, un calo del 10.1%) , questo non basta a spiegare il calo dei casi, che stanno scendendo di circa il 21.5% ogni settimana. Come mai?

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L’aumento di ricoveri e morti

Downing Street ha adottato una posizione di cautela. «I dati sono incoraggianti», ha sottolineato il portavoce del primo ministro, «ma non siamo ancora fuori dal tunnel». L’impatto del Freedom Day , entrato in vigore il 19 luglio, è ancora da vedere, ha precisato. Se proprio in questi giorni l’esecutivo sta modificando le regole sull’isolamento per chi entra in contatto con un caso di positività — chi lavora in settori come i servizi d’emergenza, il sistema sanitario e i trasporti, è stato vaccinato e risulta negativo al tampone non ha più l’obbligo di rispettare la quarantena — ci sono alcuni elementi che preoccupano il governo, così come gli scienziati. Continuano a salire, infatti, i ricoveri. In Inghilterra i malati di Covid in ospedale hanno oltrepassato la soglia dei 5.000 pazienti per la prima volta dallo scorso marzo, mentre in tutto il paese i ricoveri settimanali sono arrivati a 5.496, un incremento di circa il 26% rispetto alla settimana scorsa. Aumentano anche i decessi: 445 negli ultimi sette giorni, pochi, ma sempre il 50% in più rispetto alla settimana precedente.

Le ipotesi per spiegare il calo dei nuovi casi

Cosa succede, allora? Per alcuni esperti, al calo dei casi ha contribuito la conclusione dell’anno scolastico. Negli istituti del Paese i ragazzi vengono sottoposti al tampone almeno due volte a settimana. Tra la popolazione scolastica c’è un’alta percentuale di positività anche se una bassissima incidenza di malattie gravi. «Con la fine delle scuole sono terminati anche i viaggi in macchina insieme, le feste pomeridiane, le chiacchiere tra adulti davanti ai cancelli», ha precisato un portavoce del ministero della sanità.

È possibile inoltre che la fine degli Europei di calcio abbia accelerato il calo: le partite avevano portato ad assembramenti in luoghi al chiuso e a un aumento delle trasmissioni.

Va considerato, infine, l’effetto immunità di gregge: l’88.1% della popolazione adulta ha ottenuto la prima dose del vaccino, il 70.5% ha completato l’iter vaccinale.

Per l’Office of National Statistics (qui i dati ) il 90% della popolazione adulta — tra guariti e vaccinati — ha gli anticorpi al Covid, ma complessivamente, se si contano anche i minorenni, ad essere stata vaccinata è solo metà della popolazione.

Stando a Rowland Kao, epidemiologo dell’università di Edimburgo, la natura del calo fa pensare a un legame con singoli eventi piuttosto che l’immunità. «È molto netto – ha spiegato – più simile a ciò che succede quando viene imposto un lockdown e i contatti sociali vengono interrotti così come le trasmissioni. Il calo dovuto all’immunità in genere è più graduale».

Può darsi, precisa Kao, che si tratti di una fenomeno temporaneo, prima che venga imboccata una direzione più permanente.

Fonte: corriere.

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