L’esperimento che i ricercatori del Norwegian Defense Research Establishment inizieranno a condurre su circa una dozzina di giovani balenottere, grazie all’autorizzazione dalle autorità norvegesi, ha scosso 50 dei più autorevoli scienziati di Canada, Perù, Australia e Gran Bretagna, che hanno inviato una lettera alla premier norvegese Erna Solberg, in cui si chiede di bloccare quella che è soltanto una crudeltà.

Catturate e bloccate lungo lo stretto di Vestvågøy, nelle isole Lofoten nel nord della Norvegia, da cui transitano ogni anno per raggiungere il Mare di Barents in cerca di cibo. Strette tra due zattere per almeno sei ore con elettrodi attaccati sotto la pelle per vedere come le frequenze del rumore dell’oceano influenzino il loro cervello.

È questo l’esperimento, su circa una dozzina di giovani balenottere che i ricercatori del Norwegian Defense Research Establishment, inizieranno a condurre grazie ai finanziamenti della US Navy e all’autorizzazione dalle autorità, nell’ambito del programma per la sicurezza alimentare. E il numero di soggetti è destinato anche a crescere per quello che è un test invasivo e dannoso per gli animali e la conservazione della specie. Il periodo in cui le balene dovevano essere sottoposte all’esperimento era previsto dal 15 maggio al 22 di giugno, poi è stato rinviato per motivazioni legate alla pandemia. Un esperimento, inoltre, considerato totalmente inutile per la scienza, secondo il WDC , il Consiglio mondiale per la difesa di balene e delfini, che chiede la sua immediata cancellazione.

L’NFSA ha replicato che «la conoscenza di come l’attività umana disturbi gli animali è soltanto a loro beneficio». Non negando, però, «i rischi di questo esperimento», così come quelli delle procedure che dovranno essere eseguite sugli animali che «potrebbero causare una compromissione del benessere generale degli animali», ma definendoli comunque «assolutamente moderati».

C’è da dire che l’appello firmato da 50 dei più autorevoli scienziati di Canada, Perù, Australia e Gran Bretagna e inviato alla premier norvegese Erna Solberg, in cui si chiede di bloccare quella che è soltanto una crudeltà, non sembra aver portato a nessuno riscontro. Nel documento si sottolinea la totale inutilità della ricerca, incapace di portare alcune apporto alla comunità scientifica, e che potrebbe causare gravi danni alle balenottere, specie a rischio, come lesioni e forti attacchi di stress, con conseguenti impatti sulla loro salute a lungo termine. Una lettera molto sentita, alla quale al momento dal governo di Oslo nessuno ha risposto.

Le balene, gli animali più grandi del mondo

Tra gli animali più grandi della Terra, il primato spetta alla balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), un gigantesco cetaceo, la cui stazza raggiunge quasi i 30 metri di lunghezza massima, che nel secolo scorso è stato cacciato talmente da arrivare quasi all’estinzione. Non che la situazione sia ora migliore: la specie è sempre a rischio ed è oggi considerata ancora in pericolo dall’IUCN,  International Union for Conservation of Nature. Al momento viene segnalata una lenta crescita e ci sono tra le 5mila e le 15mila balenottere che nuotano negli oceani di tutto il mondo.

Poi troviamo la Balaenoptera physalus, o balenottera comune: anch’essa di dimensioni notevoli, può raggiungere i 27 metri e pesare 80-90 tonnellate. E’ considerata una delle balene più veloci, capace di superare i 40 km/h. Ancora c’è la balenottera minore, la più piccola e abbastanza numerosa e, infine, la megattera che prende nome dalle lunghe pinne pettorali e la cui peculiarità è il suo canto.

Tutte le minacce alla loro sopravvivenza

La primissima minaccia riguarda la caccia fatta dalle flotte baleniere che non si riesce a far cessare del tutto. La caccia dei cetacei a livello mondiale viene disciplinata dalla Convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene (ICRW) sottoscritta nel 1946. Ma è l’IWC, la Commissione Baleniera Internazionale, ovvero l’organismo internazionale istituito per tutelare le popolazioni di cetacei, che si occupa di assicurare la sua attuazione.

La prima moratoria contro la caccia commerciale delle balene venne approvata dall’IWC nel 1982 ed entrò in vigore nel 1986, dopo una lunga battaglia portata avanti da Greenpeace che già nel 1975 lanciò la sua prima campagna contro le uccisioni dei cetacei, portando all’attenzione di una platea molto ampia le brutali pratiche delle baleniere commerciali. Ma nonostante il divieto esista, l’IWC non è ancora riuscita a fermare Norvegia, Islanda e Giappone, le cosiddette nazioni baleniere, che invece continuano a uccidere centinaia di balene, violando ogni anno la moratoria e motivando la caccia con falsi “scopi scientifici”.

Fonte: kodami

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