Un eventuale nuovo processo per l’ex ministro dell’Interno, dopo quello disposto a Palermo per Open Arms, potrebbe portare all’incriminazione dei componenti del governo Conte che condivisero il suo progetto politico sulla gestione dei migranti.

CATANIA – Se il giudice Nunzio Sarpietro dovesse convincersi che nell’operato da ministro dell’Interno di Matteo Salvini c’è anche solo il fumus del reato di sequestro di persona, l’esito dell’udienza preliminare del caso Gregoretti potrebbe non riguardare solo il leader della Lega.

Il presidente dei gip di Catania prenderà la sua decisione domattina nell’aula bunker di Bicocca. E Matteo Salvini come sempre ci sarà. Non luogo a procedere ( come chiesto dalla Procura) oppure rinvio a giudizio e dibattimento davanti ad una sezione ordinaria del tribunale, le due ipotesi sul piatto. Ma se quest’ultima dovesse essere la valutazione, Sarpietro potrebbe accompagnare il decreto che dispone il giudizio per Salvini con una ordinanza con la quale dispone il trasferimento di tutti gli atti dell’udienza preliminare alla Procura distrettuale perchè provveda all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex premier Giuseppe Conte e degli ex ministri Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta che con lui condivisero la politica sull’immigrazione del governo Conte I. Al momento solo un’ipotesi, ma fondata sulle risultanze di quello che, piuttosto che una classica udienza preliminare, è stato di fatto un piccolo processo a porte chiuse.

Trovatosi di fronte ad un’inchiesta anomala, di fatto portata avanti dal Tribunale dei ministri di Catania e con una pubblica accusa che non ha mai interpretato il suo ruolo ferma nella posizione inizialmente assunta dal capo dell’ufficio Carmelo Zuccaro secondo cui per Salvini non andava neanche chiesta l’autorizzazione a procedere, il gip Sarpietro ha deciso di approfondire da sè tutti i punti poco chiari dell’indagine chiamando a testimoniare in aula l’allora presidente del Consiglio, due ex ministri e anche l’attuale ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. E – come da lui stesso affermato fuori da Palazzo Chigi dopo l’audizione di Conte – ha avuto da tutti la conferma che l’azione politica di Salvini, conseguente a quanto scritto nel contratto di governo, era condivisa anche se le decisioni operative e amministrative sul blocco della Gregoretti come prima e dopo di altre navi di soccorso furono assunte dal Viminale.

Dunque – ed è questo l’interrogativo di fondo al quale domani il verdetto del giudice dovrà rispondere – quell’azione politica ( che portò al blocco di 174 immigrati sulla nave Gregoretti in attesa di avere conferma dai Paesi europei dell’impegno alla redistribuzione) costituisce reato oppure no? Se sì, potrebbero pagarne le conseguenze anche altri, se no il caso ( diversamente da quanto deciso a Palermo dal gip Iannelli) si chiude qui.

Salvini, da parte sua, si prepara alla nuova sentenza con il solito ritornello:” Domattina a Catania si decide: secondo voi merito un processo per sequestro di persona ( fino a 15 anni di carcere) per aver difeso i confini dell’Italia dagli sbarchi e aver svegliato l’Europa?”. Poi, cercando di districarsi nel difficile ruolo di imputato e insieme di leader di partito oggi al governo, così commenta le posizioni espresse ieri da Draghi sulla politica migratoria dell’attuale esecutivo:” Sono assolutamente d’accordo con il presidente Draghi. Ogni vita umana è preziosa e va salvata ma l’Europa deve ricordarsi di esistere. E invece è totalmente assente. Ricordo a qualche genio della sinistra che da ministro non solo ho ridotto gli sbarchi ma ho dimezzato il numero di morti nel Mediterraneo. La ricetta non può essere quella di ‘avanti tutti, in Italia c’è posto per tutti, perchè non è così'”.

Fonte: La Repubblica.it

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