In base alla “mappa delle vaccinazioni” costantemente aggiornata di Our World in Data, ad oggi in Italia sono state somministrate oltre 24,1 milioni di dosi di vaccino anti Covid, con 7,4 milioni di persone immunizzate (che hanno cioè ricevuto sia la prima che la seconda dose, laddove prevista).

Si tratta del 12,3 percento della popolazione generale, dunque siamo ben lungi dal raggiungimento dell’immunità di gregge, sebbene per alcuni esperti sia un concetto da “superare”. Ciò nonostante, la campagna vaccinale procede speditamente con circa 500mila iniezioni al giorno, nella speranza che la disponibilità dei farmaci continui a permettere questi ritmi anche in futuro. Maggiore è il numero delle persone protette e migliori sono i dati sulla farmacovigilanza legata ai vaccini anti Covid, che si stanno tutti rivelando ampiamente efficaci e generalmente ben tollerati, come mostrato dal “Quarto Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19” appena pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Ad oggi sono quattro i vaccini approvati per l’uso di emergenza in Italia, cui si riferiscono i dati del rapporto. Si tratta del BNT162b2/Tozinameran (nome commerciale Comirnaty) di Pfizer-BioNtech; dell’mRNA-1273 (o CX-024414) di Moderna-NIAID; del Vaxzevria di AstraZeneca e dell’Ad26.COV2.S o JNJ-78436735 di Johnson & Johnson.

Il documento abbraccia il periodo che va dal 27 dicembre 2020 e il 26 aprile 2021, arco temporale durante il quale sono state somministrate 18.148.394 dosi di vaccino. A fare la “parte del leone” nella campagna vaccinale italiana è soprattutto il vaccino a mRNA di Pfizer-BioNtech, tenendo presente che al 26 aprile rappresentava il 70,9 percento delle dosi somministrate, seguito dal vaccino di AstraZeneca (22 percento), da quello di Moderna (7 percento) e dal Johnson & Johnson/Jannsen (0,1 percento). Quest’ultimo era stato approvato solo pochi giorni prima della “chiusura” del rapporto. Come indicato dall’AIFA, nel periodo preso in esame sono state effettuate in tutto 56.110 segnalazioni di sospette reazioni avverse legate ai vaccini, con un tasso di 309 segnalazioni ogni 100mila dosi inoculate.

Nella stragrande maggioranza dei casi (91,2 percento), i vaccinati (o i loro medici/caregiver) hanno segnalato effetti collaterali lievi, come febbre, dolore e/o gonfiore al sito dell’iniezione, mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari, astenia, affaticamento e simili. Tali eventi, spiega l’AIFA, si manifestano nel giorno dell’iniezione o in quello successivo. Si tratta di reazioni del tutto attese e temporanee che dimostrano che il vaccino sta funzionando a dovere, pur venendo protetti anche in assenza di questi comuni sintomi (una reazione del sistema immunitario alla presenza dell’antigene, nel caso specifico la proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2).

La maggior parte delle segnalazioni di effetti collaterali è arrivata proprio da coloro che hanno ricevuto le dosi di Pfizer (12.872.320 dosi somministrate, pari al 75 percento), seguite da quelle dei vaccinati col Vaxzevria (3.977.851 dosi somministrate, pari al 22 percento) e col Moderna (1.276.863 dosi somministrate, pari al 3 percento). A causa delle poche dosi di Johnson & Johnson inoculate nel periodo di riferimento del rapporto, non sono stati indicati effetti collaterali correlati. Il tasso di segnalazione di sospette reazioni avverse risulta essere di 328 ogni 100mila dosi per lo Pfizer; di 309 ogni 100mila dosi per il Vaxzevria e di 129 ogni 100mila dosi per il Moderna. L’età media dei vaccinati è di 47 anni e le segnalazioni di sospette reazioni avverse sono state fatte principalmente dagli under 60. Com’è noto, del resto, il sistema immunitario delle fasce più giovani (e delle donne) è più reattivo. Il 75 percento delle segnalazioni riguarda proprio le donne, con un tasso di 404 eventi avversi ogni 100.000 dosi inoculate; per gli uomini il tasso di segnalazione è stato di 176 segnalazioni ogni 100.000 dosi.

Segnalazioni di reazioni avverse associate all’età e alla dose. 

Per quanto concerne gli esiti avversi gravi temporalmente associati alla vaccinazione, l’AIFA comunica che riguardano l’8,6 percento delle circa 56mila segnalazioni giunte al sistema di farmacovigilanza. Nello 0,40 percento dei suddetti casi si è determinato il pericolo di vita per il paziente; l’ospedalizzazione nell’1,82 percento dei casi; l’invalidità nello 0,26 percento; il decesso nello 0,38 percento e nel restante 6 percento sono contemplate “altre condizioni cliniche rilevanti”. Tra le segnalazioni gravi, il 63 percento è stato riportato con un esito di “risoluzione completa” o di “miglioramento”, mentre il 22 percento risultava ancora non guarito al momento della segnalazione. È importante sottolineare che il nesso di causalità tra eventi avversi e somministrazione dei vaccini è ancora al vaglio delle autorità sanitarie competenti. In base a quanto riporta l’AIFA, alla data del 26 aprile “il nesso di causalità secondo l’algoritmo del WHO è stato inserito nel 71% delle segnalazioni di eventi avversi gravi”. “Complessivamente – aggiunge l’AIFA – il 41% di tutte le segnalazioni gravi è correlabile alla vaccinazione, con un tasso di segnalazione di 11/100.000 dosi, indipendentemente dal tipo di vaccino e dal numero di dose”.

 La tipologia delle reazioni avverse gravi.

Tra le sospette reazioni avverse significative figurano raramente linfoadenopatia dolorosa, reazioni cutanee diffuse (eritema) e paralisi facciale. Le segnalazioni gravi correlate all’ospedalizzazione “riguardano prevalentemente casi di febbre alta con sintomi respiratori e casi di reazione allergica grave fino allo shock anafilattico”. Per quanto concerne i decessi, 223 temporalmente associati alla vaccinazione, l’AIFA sottolinea che, sulla base delle informazioni per il singolo caso, nella maggior parte delle segnalazioni si può “escludere una correlazione con la vaccinazione”. “Inoltre – aggiunge l’AIFA – il numero di casi osservati è ampiamente inferiore rispetto ai decessi attesi nelle varie fasce di età e finestre temporali dopo la vaccinazione”.

Nel comunicato stampa dell’AIFA è stata dedicata particolare attenzione ai casi di trombosi della vena sinusale e atipica associati al vaccino anti Covid di AstraZeneca. Alla data del 26 aprile, spiega l’AIFA, sono state effettuate 29 segnalazioni di trombosi venose intracraniche e 5 casi di trombosi venose in sede atipica. “La maggior parte di questi eventi (22 casi, 65%) hanno interessato le donne con un’età media di circa 48 anni e solo in 1/3 dei casi circa gli uomini (12 casi, 35%) con un’età media di circa 52 anni”, spiega l’Agenzia Italiana del Farmaco. In media l’evento si è manifestato circa 8 giorni dopo l’inoculazione della prima dose di vaccino Vaxzevria. L’EMA ha recentemente affermato che tali rarissimi eventi, associati a carenza di piastrine (trombocitopenia), possono essere elencati tra gli effetti indesiderati del vaccino di AstraZeneca. Tuttavia si ribadisce che i benefici del vaccino restano complessivamente superiori ai potenziali rischi.

di Andrea Centini

Fonte: fanpage

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