“Non spaventarti se senti le mie labbra sul collo, non volevo baciarti, è soltanto amore impacciato.” 3 Luglio 1883, nasce a Praga lo scrittore Franz Kafka.

Tredici anni dopo (10 Agosto 1896), nella stessa città, nasce Milena Jesenska, giornalista, scrittrice e traduttrice.

L’operato dell’autore Ceco già citato è, da tutti noi, ben conosciuto; ma non parleremo di romanzi o racconti grotteschi.

Oggi vivremo una storia puramente Kafkiana, una vicenda amorosa tanto pura quanto sfortunata, i quali protagonisti, ormai, ci sono ben chiari: Franz e Milena.

Entrambi praghesi, seppur di culture differenti (Lui Ebreo, lei Cristiana), entrambi dediti all’arte della scrittura e, maledetto il destino, entrambi di anima irrequieta.

Fu proprio grazie alla scrittura che, nel 1919, Milena si imbatté in racconto firmato “Kafka” dal titolo “Il fuochista” (Der Heizer), divenuto in seguito il primo capitolo del celebre romanzo incompiuto “Il disperso”, oggi conosciuto come “America”.

Lo stile deciso e timoroso al tempo stesso, chiaro e contorto, ricco di un dramma quotidiano e intimo, portò subito Milena a voler contattare l’autore proponendo una sua traduzione in lingua Ceca (Perché, certo, Kafka era Ceco, ma scriveva prettamente in Tedesco).

Galeotto fu il libro e, in questo caso, il titolo; poiché il fuochista degli eventi non si limita a rivelare al proprio protagonista delle verità angoscianti su carta, ma accende fra i due praghesi la scintilla di un amore tormentato.

Seguiranno lettere su lettere firmate dai loro nomi, una vera corrispondenza durata fino a novembre 1920 e poi ripresa, a seguito di questo allontanamento, dal 1922 al 1923.

Trecento pagine di lettere cariche di sentimento struggente sono racchiuse dal titolo “lettere a Milena”, le quali, a fasi alterne, ci rendono partecipi della quotidianità, delle paure e dei malanni dello scrittore ceco che, nel 1921, arrivò ad affidare alle mani dell’amata i propri diari.

“La giornata è molto breve, con Lei e soltanto con qualche altra inezia è bell’e passata e terminata. È molto se rimane un po’ di tempo per scrivere alla vera Milena, perché quella ancor più vera era qui tutto il giorno nella camera, sul balcone, nelle nuvole.”

Come può un amore così puro da sconfiggere il tempo essere interrotto così bruscamente dalla stessa penna che, poco prima, tanto lo invocava?

Semplicemente a causa di due fattori: distanza e matrimonio.

Quando Franz e Milena si “incontrarono” (Senza mai effettivamente vedersi) per la prima volta, si trovavano entrambi a Merano (BZ).

Kafka, che non ha mai goduto di una buona salute, si trovava in cura presso la pensione di Ottoburg, mentre la giornalista ceca si trovava in viaggio con il marito Ernst Pollak.

Ebbene sì, Milena era sposata e, nonostante le numerose infedeltà del coniuge, non volle separarsi da lui fino al 1925, un anno dopo la morte di Franz.

Il secondo incontro (stavolta vero e proprio), avvenne a Vienna, città dove Milena viveva col marito, ma durò poche ore.

Fu quindi a causa della straziante oppressione, dovuta alla distanza e al matrimonio di lei, che, divorato dal malessere e dall’amore impossibile (seppur corrisposto), Kafka decise, inizialmente, di interrompere quella prolifica corrispondenza amorosa, gettando un velo di cupezza su quella triste storia di quasi amore.

“Il sogno è l’ultima notizia che possiedo di te.”

Nonostante Kafka vivesse la propria vita intima nella piena nevrosi, temendo di apparire fisicamente, sessualmente e mentalmente ripugnante, non si può certo dire che non si dedicò all’esplorazione della propria sfera sentimentale.

Intrecciò varie relazioni, tra cui le più famose con Felice Bauer, instaurando già da prima una dolora corrispondenza e pianificando un matrimonio caduto nel dimenticatoio, Julie Wohryzek, avvenuta nel 1920, ma poco duratura, e Dora Diamant, amante che accompagnò lo scrittore fino alla fine dei suoi giorni.

Tuttavia i suoi pensieri insonni, nati nelle fredde notti praghesi a ridosso delle acque della Moldava, vertevano inesorabili verso un unico nome: Milena Jesenska.

La malattia di Franz, contratta nel 1917, intanto peggiorava e così, a causa di una terribile tubercolosi, fu più volte costretto a vari soggiorni di cure in varie località, fino al definitivo aggravarsi delle sue condizioni.

Nel 1922 lo scrittore volle inviare nuovamente delle missive alla lontana Milena, forse consapevole della sua imminente fine e, dando sfoggio di un amore mai totalmente offuscato, tese un ponte fra i due cuori, invocando una giusta conclusione.

Franz Kafka si spense il 3 giugno 1924, presso il Sanatorio di Kierling, a Vienna, assistito da Dora Diamant e dal Dottor Klopstock, ma lontano dalla Jesenska.

Lei, al contrario, visse ancora due decenni fatti di divorzi, nuovi matrimoni (Jaromír Krejcar), interessi politici e arte, senza mai tralasciare le traduzioni del caro amico Ceco.

Fu proprio a causa del suo interesse comunista e dei suoi matrimoni con uomini ebraici che, nel 1939, venne arrestata dalla Gestapo e deportata, nel 1940, nel campo di concentramento di Ravensbruck, dove morì nel 1944.

La storia d’amore tra Franz Kafka e Milena Jesenska trova, così, la sua indegna fine.

Non rimangono che lettere su lettere, raccolte in un volume, a raccontare di questa macchiolina rossa che ha segnato indelebilmente due vite nere come la pece, come le notti di Praga.

“E non so come abbracciare la felicità con parole, occhi, mani e col povero cuore, la felicità che tu sei qui e mi appartieni. E dire che in fondo non amo te, ma piuttosto la mia esistenza donatami da te.”

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