Tra le “vittime illustri” della pandemia e dello shock che ha provocato sull’intera economia globale – secondo le stime della Banca Mondiale il Pil si è contratto del 4,3% lo scorso anno – c’è anche la classe media: la crisi economica generalizzata ha infatti avuto un impatto notevole sugli standard di vita della popolazione nel mondo, con milioni di persone che sono passate da una condizione socioeconomica media a una situazione di vera povertà.

I numeri arrivano da un’analisi del Pew Research Center: nel 2020 la classe media globale ha “perso” 54 milioni di membri rispetto alle stime del pre-pandemia. Nel frattempo, il numero delle persone in povertà è aumentato di 131 milioni, a causa della recessione. A pagare il prezzo più alto sono stati gli abitanti del Sudest Asiatico, dell’Asia orientale e del Pacifico, le aree che hanno visto la maggiore contrazione per la classe media, mentre la povertà è aumentata in modo particolare in India e nell’Africa sub sahariana, vanificando anni di progressi.

Parlare di classe media, secondo il report, definisce comunque standard molto bassi per le economie avanzate: le persone che ne fanno parte vivono con una cifra compresa tra 10 e 20 dollari al giorno, che significa un introito annuale tra 14.600 e 29.200 dollari per una famiglia di quattro persone.  In alcuni Paesi questi guadagni sono considerati al di sotto della soglia di povertà, che ad esempio negli Usa è fissata a 23mila dollari annui per una famiglia di quattro persone. D’altra parte, gli standard globali definiscono “povertà” la situazione di chi vive con meno di due dollari al giorno, o 2.920 dollari all’anno per una famiglia di quattro persone. Lo scorso anno, spiega la ricerca, è diminuito di 62 milioni sia il numero delle persone considerate ad alto reddito – oltre i 50 dollari al giorno – sia quello delle persone a medio-alto reddito – che guadagnano tra i 20 e i 50 dollari al giorno – sceso di 36 milioni. Sono invece sempre di più, oltre ai poveri assoluti, anche le persone che vivono con un reddito basso, tra due e 10 dollari al giorno: lo scorso anno il loro numero è aumentato di 21 milioni.

Parlando di valori assoluti, prima dell’emergenza sanitaria si prevedeva che 1,38 miliardi di persone facessero parte della classe media globale nel 2020: ma la pandemia ha fatto scendere questa stima a 1,32 miliardi. Lo scorso anno la classe media rappresentava il 17,1% della popolazione globale, invece di un potenziale 17,8%. E i numeri potrebbero essere stati peggiori, osserva il report, se non fosse stato per la Cina, che ospita un terzo della classe media globale ed è riuscita a contenere i danni economici della pandemia, anche se la crescita è stata più lenta delle previsioni.

D’altra parte, il numero dei poveri del mondo è cresciuto nel 2020 fino a toccare la cifra di 803 milioni, molto più dei 672 previsti inizialmente. Il tasso di povertà globale, che nel corso dell’ultimo secolo era calato enormemente, è ora salito al 10,4%, quasi ai livelli del 2017, invece di scendere ancora all’8,7% come previsto in precedenza. A causare la crescita è il fatto che molte persone, che prima della pandemia vivevano ai margini della povertà assoluta, con due o tre dollari al giorno, hanno visto la loro condizione peggiorare. Sull’altro estremo c’è la popolazione con il reddito più alto, che è diminuita nel 2020 a 531 milioni, dai 593 milioni stimati, passando a una quota del 6,8%. La grande maggioranza di queste persone vive nei Paesi più ricchi e avanzati, che hanno sperimentato una forte contrazione dell’attività economica nel 2020. Per ironia della sorte, osserva il report, “in questi Paesi la crisi ha ingrossato le fila della classe media”, di cui sono entrati a far parte anche coloro che prima della pandemia vivevano in condizioni migliori.

Fonte Business insider.com

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