Fiat, Juventus e Ferrari: le tre grandi passioni di Gianni Agnelli, che oggi avrebbe compiuto 100 anni. Il 12 marzo 1921 infatti  nasceva l’avvocato Gianni Agnelli, presidente della Fiat e della Juventus, uomo simbolo dell’industria automobilistica e del capitalismo italiano.

Con il suo stile elegante, l’orologio prezioso sul polsino, la erre francese caratteristica della sua famiglia e quel suo leggero claudicare dovuto a uno spaventoso incidente automobilistico nel ’52, Giovanni Agnelli – conosciuto da tutti  come Gianni o l’Avvocato, per distinguerlo dal nonno fondatore della Fiat – è stato per oltre cinquant’anni
ai vertici della Fiat e un simbolo del nostro Paese.

Importanti eventi hanno segnato la sua vita: nel 1953 le nozze con Marella Caracciolo e, già da prima, il connubio con la Juventus (di cui Agnelli è stato presidente dal 1948 al 1953).

Non solo eventi allegri: Gianni Agnelli subì anche due gravi e inaspettati lutti. Prima la scomparsa di Giovanni Alberto, detto Giovannino, il nipote, figlio del fratello Umberto, che era già stato scelto per la successione alla presidenza della Fiat, e poi quella del suo unico figlio maschio, Edoardo, morto nel novembre del 2000.

Finita l’epoca Valletta, Gianni prese la guida della Fiat: nel 1963 diventò amministratore delegato e nel 1966 presidente, proprio mentre il famoso gruppo automobilistico italiano stava varcando i confini nazionali per assumere una dimensione e un’importanza mondiale.

Altro amore di Gianni Agnelli è la Ferrari.

Dal 1974 al 1976 venne chiamato alla presidenza della Confindustria per rilanciare l’organizzazione e l’impresa privata e anche per riaprire il dialogo con i sindacati.

Chiusa la parentesi confindustriale, l’avvocato tornò alla Fiat:
il gruppo automobilistico dimostrò efficienza e anche Gianni Agnelli, disponibile al nuovo per procedere al passo con i tempi anche grazie alle nuove tecnologie basate sull’elettronica e i robot; nella ricerca di partnership internazionali (culminata nel 2000 con l’alleanza strategica con General Motors), nell’alleanza con Edf con la creazione Italenergia e con la scalata alla Montedison.

L’Avvocato scese più volte in campo per difendere il titolo e i vertici Fiat, anche quando era malato, ribadendo l’efficacia dei diversi piani di ristrutturazione del gruppo.

L’Avvocato ci ha lasciato dopo che la Ferrari, con Schumacher, aveva vinto per due anni consecutivi la Formula Uno e dopo che la ‘vecchia signora’ del calcio italiano era tornata a fregiarsi dello scudetto. A lui lo scudetto per aver guidato per anni l’industria italiana e di aver rappresentato un’epoca.

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