Parla il responsabile del gruppo che ha sviluppato il quarto siero americano, ora in via di approvazione: “La tecnologia usata costa meno delle altre, è semplice da conservare: la facilità di progettazione inoltre consente di progettare volumi alti”.

NEW YORK — «È una buona notizia per il mondo intero, il nostro vaccino anti-Covid ha un’alta efficacia anche contro le varianti inglese e sudafricana; ha un basso costo di produzione, e si conserva in un normale frigo». Parla Gregory Glenn, presidente della Novavax e responsabile per la ricerca. La comunità scientifica guarda a questo vaccino con molto interesse, sia perché usa una tecnologia più antica e ben collaudata (per esempio contro epatite e herpes zoster) rispetto ai concorrenti, sia perché la stessa azienda sta progettando un’inoculazione che includa l’influenza stagionale, da adattare ogni anno. È una storia incredibile, quella della Novavax: piccola azienda americana che sembrava sul punto di fallire un anno fa, oggi sembra tra le vincitrici della gara mondiale per sconfiggere il Covid. La conversazione con il suo presidente, organizzata in video dal Washington Post, avviene in un giorno denso di buone notizie sul fronte del vaccino contro il coronavirus negli Stati Uniti. L’authority dei farmaci Food and Drugs Administration (Fda) autorizza quello monodose della Johnson&Johnson. Siamo così al terzo vaccino made in Usa. Johnson&Johnson prevede di distribuirne 20 milioni entro fine marzo e 100 milioni entro fine giugno. Intanto Pfizer ha raddoppiato la produzione dei suoi stabilimenti americani e vuole arrivare a un ritmo di 13 milioni di dosi a settimana entro un mese (dagli attuali 4-5 milioni a settimana). Moderna è in grado di rispettare l’impegno a fornire 100 milioni di dosi entro fine marzo, e poi continuare a un ritmo di 40 milioni al mese. Ma Novavax punta addirittura a quota due miliardi.

Novavax potrebbe essere il quarto vaccino made in Usa ad essere approvato. Cosa lo distingue nella concezione e fabbricazione rispetto agli altri?

«Mentre quelli di Pfizer e Moderna sono basati su una nuova tecnologia che consegna un codice genetico attraverso molecole Rna, e stimola l’organismo a creare proteine tipo coronavirus, quello di Novavax inietta una versione sintetica e leggermente modificata della proteina stessa. Il sistema immunitario la riconosce e reagisce, anche in presenza di una quantità molto piccola di proteina».

E i test sull’efficacia cosa dicono?

«Abbiamo effettuato test clinici nel Regno Unito e in Sudafrica quando erano già diffuse le varianti del Covid. Metà dei nostri pazienti-cavia nel Regno Unito avevano la variante inglese, più del 90% dei sudafricani aveva la variante locale. L’efficacia nell’immunizzare è elevata: dell’86% contro la variante inglese e del 60% contro quella sudafricana. Un altro risultato degli esami clinici è importante. Risulterebbe che aver avuto il covid nella prima versione, ceppo di Wuhan, protegge poco contro un nuovo contagio con le varianti diverse. Invece il vaccino protegge».

Quali sono i vantaggi nella produzione e distribuzione?

«Questa tecnologia costa molto meno di altre, anche se comunque bisogna sempre ricordare che il vaccino viene distribuito gratis alle popolazioni. La facilità di fabbricazione consente di progettare volumi molto alti, dell’ordine dei due miliardi di dosi all’anno e la conservazione in frigo normale consente di coinvolgere le farmacie nell’inoculazione di massa».

Come sarà la distribuzione globale?

«Per gli americani produciamo qui negli Stati Uniti. Nel resto del mondo abbiamo stabilimenti nel Regno Unito, Spagna, Repubblica Ceca, India, Corea del Sud, Giappone. Le quote per Paese saranno decise dal sistema globale Covax».

Ha fiducia in un’approvazione rapida da parte della Fda per gli Stati Uniti? Già entro aprile?

«La Fda ha saputo accelerare in modo notevole i tempi dei suoi esami per i vaccini, con le procedure di emergenza. E’ ragionevole pensare che potremo cominciare a produrre in massa nel secondo trimestre. Voglio sottolineare, per il pubblico, che questa velocità non va a scapito del rigore. Tutti i risultati dei nostri test vengono passati al vaglio da esperti indipendenti, che non hanno nessun interesse nella nostra azienda. Un altro aspetto importante sono gli effetti collaterali molto bassi dopo l’iniezione della proteina. Infine, i nostri test clinici negli Stati Uniti avvengono su un campione rappresentativo anche di tutte le minoranze etniche, per ovviare alle diffidenze presenti in alcuni di questi gruppi».

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