Erano le 2,10 del 27 gennaio 1967 quando il cantautore Luigi Tenco fu trovato morto nella sua camera d’albergo, la 219 della dependance dell’Hotel Savoy di Sanremo,  durante il Festival della canzone italiana. Poco prima si era esibito sul palco dell’Ariston con Dalida.

Secondo la polizia, avvisata alle ore 2:45, fu proprio la cantante a trovare il cadavere.

Secondo altre versioni, invece, il corpo di Tenco sarebbe stato rinvenuto dall’amico e cantante Lucio Dalla che alloggiava nella stanza accanto, che chiamò i soccorsi, pensando si trattasse di un malore.

Tenco, utilizzando la propria pistola, che deteneva regolarmente, si era tolto la vita, sparandosi un colpo alla testa. Accanto al suo corpo, fu trovato il suo ultimo messaggio: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Il fatto sconvolse l’Italia. Sono passati 54 anni, ma il dolore è ancora vivo.

Il cantautore ligure quella drammatica sera si presentò fuori forma sul palco e, quando Mike Bongiorno lo presentò al pubblico, lui gli disse con uno strano tono: “Questa è l’ultima volta”.  Tenco stonò, sbagliò i tempi e fece infuriare Dalida, la quale dietro le quinte lo accusò di averle rovinato la canzone.

Dopo l’esibizione Luigi Tenco andò al bar, bevve whisky e cognac e, stando a quanto rivelato da Gino Paoli e Ornella Vanoni, quella sera prese anche delle pasticche di barbiturici. Lasciò il bar ove era steso su un tavolo da biliardo, nel momento in cui seppe di essere stato eliminato dalla competizione. Si chiuse nella sua stanza. Poi lo sparo e il colpo alla testa.

L’Italia degli anni Sessanta stava cambiando, ma non molto i gusti musicali popolari, che prediligevano la musica melodica tipicamente sanremese a stili diversi. Tenco rappresentò la novità di quel periodo per il modo in cui sapeva frugare nell’animo umano, poetando con la musica.

Nelle canzoni di Tenco c’è una costante ricerca dell’amore e dell’amicizia, di una speranza di cambiare il grigiore della vita.

Cantava:  ”Vedrai vedrai vedrai che cambierà/ forse non sarà domani/ma un bel giorno cambierà/ Vedrai vedrai /non son finito sai /non so dirti come e quando/ma vedrai cambierà”.

Siamo noi gli eredi del suo testamento musicale e poetico che andò ben oltre quel 27 gennaio.

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