Natale e Antica Roma, a un lettore particolarmente attento alle date, potrebbero apparire come due termini inassimilabili: eppure, nonostante la festività sia nata molti secoli dopo la nascita di Cristo (la prima attestazione è intorno al III secolo), qualcosa che accomuna, e anzi fa rendere l’uno dipendente dall’altro, questi due termini, c’è.

La rubrica Pillole Letterarie di oggi deve partire da una necessaria spiegazione. Effettivamente chi, sebbene esperto in materia, potrebbe rintracciare un collegamento tra il comico Marziale e la festività natalizia?

Sapete perché il Natale viene fatto cadere il 25 dicembre? Il motivo principale, secondo gli esperti, è stato quello di scegliere tale data per cristianizzare un periodo di festa che era invece, in epoca romana, totalmente pagano; dal 17 al 23 dicembre, infatti, nel nostro amato Impero venivano festeggiati i Saturnalia (da molti definiti non a caso “il Natale romano“), feste in onore del dio saturno immediatamente precedenti alla festa del “Sol invictus” (il sole invitto), la quale, udite udite, si festeggiava proprio il 25 del mese.

La data di nascita di Gesù è del tutto sconosciuta agli storici, e non c’è testimonianza che la possa far seriamente ricadere a quella che noi attribuiamo per tradizione. Dunque la causa della scelta non può essere altro che la festività romana, e il movente, come già detto, la volontà di distaccarsi dalla tradizione pagana per crearne una più vicina al sentimento cristiano.

Tutto questo, comunque, non spiega il collegamento con Marziale, direte!

Marco Valerio Marziale, vissuto durante l’età Flavia (all’incirca nella seconda metà del I secolo d.C.), è stato il maggiore poeta di epigrammi di tutta l’età latina; prima di questi, tuttavia già sulla loro scia, compose però delle “etichette”, ossia dei minuscoli componimenti d’impronta, appunto, epigrammatica, da apporre sugli oggetti-dono dei Saturnalia; durante questa lunga e importante festività pagana, i cittadini dell’Impero erano infatti soliti scambiarsi regali, proprio come nel nostro Natale, e l’idea del poeta da noi ricordato fu quella di apporvi delle piccole frasi che rimandassero alla fattura dell’oggetto, all’emittente del regalo o al destinatario stesso, talvolta con simpatici collegamenti.

Tali operette vengono oggi definite “Xenia” e sono state composte con il distico elegiaco, noto verso latino. Vengono, di solito, collegate agli Apophoreta, altre “etichette” questa volta apposte sugli omaggi che era buona condotta offrire agli invitati quando si organizzava un banchetto.

Possiamo forse dire che Marziale sia stato un “precursore” della nostra abitudine di unire i regali a bigliettini/dediche? E che se i Saturnalia fossero stati festeggiati nelle idi di Agosto, oggi Gesù nascerebbe in piena estate? Chissà! Ciò che è certo è che due mondi totalmente lontani, sono uniti da una così particolare coincidenza, creando tra loro quasi un rapporto di causa ed effetto.

Una rappresentazione dei deliranti Saturnalia

Da «Xenia» XIII, 122:

Non sprezzare quest’anfora di aceto del Nilo: finché fu vino era meno apprezzato [È un aceto più caro del vino da cui è fatto: i vini egizi non erano molto apprezzati].

Da «Apophoreta» XIV, 186:

Com’è piccolo il libro che raccoglie il grande Virgilio! Il frontespizio porta il ritratto del poeta.

Da «Apophoreta» XIV, 56:

Hai bisogno di me? Mi prenda una ragazza. Non sono solito pulire denti comperati.

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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