E’ facile giudicare la vita di un ragazzo fuoriuscito dal niente grazie alla sua capacità di disegnare bellezza solo per via di questioni che ne hanno perfino contribuito a rendere grande il personaggio: si rischierebbe di cadere in una banalità disarmante; l’evento che si verifica di più, dopo la tragica notizia della sua scomparsa, è il sentirsi dire “come giocatore era bravo, ma come uomo no”. Nulla di più inutile.

Vogliamo davvero parlare del Maradona uomo? L’esistenza di Maradona è un esempio lampante di ciò che D’Annunzio avrebbe definito “Una vita come un’opera d’arte”, e risponde davvero a tutti i canoni: piaceri, sregolatezze, dominio assoluto nel suo campo. Non ci sentiamo, eppure, di criticare né di fare i puntigliosi sugli eccessi di D’Annunzio o di, per esempio, Baudelaire, semplicemente perché ciò che hanno voluto fare fa parte della loro vita e del loro personaggio, che altrimenti non sarebbe mai esistito e non avrebbe mai riscosso tanta fortuna.

E parliamo ancora di come, queste modalità di comportamento, siano state talvolta necessarie per entrare nell’élite dei personaggi storici: in questo il nostro Diego non ha mancato e si è fatto spazio per merito nell’olimpo degli dèi.

E allora via a cercare i temi della sua forza artistica: dalla riscossa della povertà dei sottoborghi argentini, al potere magnifico detenuto verso la Camorra napoletana, e ancora alla “vendetta”, più artistica che mai, del Mezzogiorno sui dominatori del Nord. Un talento che ha scardinato, come un vero e proprio artista (anche appartenente a una determinata fazione politica che non ci sentiamo né di condannare né di elogiare, ma di sottolinearne la perfetta comunanza), come un vero e proprio rivoluzionario, tutte le gerarchie precedentemente imposte, sovvertendo una realtà che sembrava non avere alcuno sbocco.

Ecco dov’è stata l’arte: nell’unire in un’unica melodia il suo modo di giocare e la sua vita, note apparentemente lontane ma che insieme hanno contribuito a fondare la rivoluzionaria leggenda culturale del Maradona.

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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