«Quello a cui assistiamo è un delirio di positivismo normativo, una forma di prevaricazione che pretende di affrontare e “risolvere” tutti i problemi anche sanitari e sociali con una normazione ossessiva di ogni istante della vita delle persone. Ma questa non è affatto la soluzione»: così Ugo Mattei, presidente del Comitato Beni Comuni Rodotà dopo l’ennesimo Dpcm in pieno allarme Covid.

A fronte degli ennesimi DPCM di Giuseppe Conte che arrivano a invadere significativamente anche la sfera privata delle relazioni personali, familiari e domestiche, interviene Ugo Mattei, presidente del Comitato nazionale Beni Comuni Stefano Rodotà, che annuncia anche una prima risposta positiva avuta dal Consiglio d’Europa in merito alla contestazione della condotta attuata finora dal Governo.

«Il fenomeno a cui oggi siamo di fronte va osservato da una prospettiva più ampia rispetto a quella che ci riportano i media mainstream quotidianamente – spiega Mattei – ci siamo ormai abituati, dal punto di vista della medicina, a una visione della cura come continuo intervento determinato e specifico su un sintomo e quindi alla continua assunzione di farmaci per risolvere determinati problemi e poi altri farmaci per risolvere i problemi causati dai farmaci stessi. E così via. È una visione meccanicistica della salute e del corpo fisico, specchio di ciò che avviene al corpo sociale.  Quella che ci viene offerta e imposta oggi è la perenne scomposizione in pezzi a se stanti dell’individuo, ma anche della società, visti come oggetti esterni i cui problemi vanno affrontati “tecnologicamente” e “curati” attraverso interventi farmacologici o, appunto, normativi. L’approccio è sempre lo stesso, è l’esito della prospettiva cartesiana che ci attanaglia».

Mattei si riferisce alla situazione attuale di sovra-normazione come a un «positivismo giuridico che coltiva l’illusione di ricomporre qualsiasi problema scomodo del corpo sociale con un intervento normativo e impositivo, scomponendo i problemi in tante particelle separate e imponendo “soluzioni” completamente decontestualizzare e quindi paradossali e inapplicabili».

«Per esempio, un ragazzo può mangiare con i genitori o gli amici al ristorante ma non può giocare a calcetto nel campi vicino a casa – prosegue Mattei – i giuristi si riferiscono a questo fenomeno con il termine “legolatria”, cioè idolatria della legge, pensando che possa risolvere qualsiasi problema sociale».

«Oggi poi la questione è aggravata dal fatto che abbiamo spostato la nostra vita in gran parte sulle piattaforme online, che sono fuori dal mondo del diritto e regolate  invece da rapporti di fatto, di forza, con termini stabiliti da privati oligopolistici che vanno per forza accettati pena il tagliarsi fuori dalla rete.  Quindi oggi dipendiamo anche da chi ha il potere di governare le tecnologie e le telecomunicazioni, oltre che dal parossismo normativistico dei politici di turno».

«Ma andiamo ad analizzare la qualità, se così si può dire, di questo “diritto” impostoci dal premier di turno, che doveva restare in carica qualche mese e che oggi è diventato persino uno statista – prosegue ancora Mattei – Ciò che Conte produce con i suoi DPCM non ha alcun impatto sulla costruzione di un mondo governato dal “giuridico”, ha un puro impatto fattuale, cioè gioca sui rapporti di forza. Dà il potere a qualsiasi agente pubblico di infliggere sanzioni, con controlli che sono totalmente arbitrari e casuali. Nella stragrande maggioranza dei casi quei DPCM sono privi di effetto anche sulla pandemia, in quanto irragionevoli».

«Tutto ciò determina un grande corto circuito del quale approfitta il potere economico, e qui arriviamo agli altri attori in gioco. Da sempre il positivismo scientifico e normativo sono stati alla base del capitalismo, sono stati i suoi presupposti teorici. Questo ha fatto sì che oggi ci siano poteri che guadagnano enormemente dallo stato dei fatti; si assiste a  un enorme spostamento di risorse e di ricchezza dal settore pubblico a quello privato. E i feudatari privati arrivano a governare rapporti prima governati dallo Stato e dal diritto».

Mattei menziona anche «l’enorme business del farmaco, che ha bisogno di corpi malati per poter vendere sempre più farmaci e che ha tutto l’interesse a far sì che sia sempre meno plausibile la possibilità per la popolazione di essere resiliente alla malattia perché in buona salute. E qui si aprono praterie sconfinate di affari per chi vende ciò di cui oggi c’è più richiesta».

In tutto questo, i manovratori «hanno tutto l’interesse a ribadire il concetto di corpo fisico come oggetto, che vive solo in quanto non muore, senza null’altro se non lo svago regalato da social e videogame. Invece per stare in salute e per vivere abbiamo un assoluto bisogno di relazioni, di stimoli, di bellezza, di salute vera e totale e di benessere».

«Quanto accade oggi rende peraltro impossibile qualsiasi tipo di ecologia e gli esiti di questo combinato saranno drammatici sulla capacità di resilienza dell’umanità sul pianeta. Abbiamo di fronte la riedizione degli imperativi della riproduzione del capitale, che progredisce di crisi in crisi: una crisi efficace è un’ottima occasione di incremento delle dinamiche del capitale, ricordiamocelo! E queste dinamiche si alimentano attraverso la distruzione dei legami sociali e la costruzione di individualismi sempre più esasperati».

Mattei non manca di concludere alimentando l’idea di un possibile cambiamento: «Sono convinto che quando si arriva a situazioni crisi molto pesanti, le soluzioni possono emergere. E di fatto stanno emergendo idee, strutturazioni e pratiche che vanno in direzione opposte a quelle del mainstream, ci sono esperienze sociali diverse che si sviluppano nel sottobosco. È il contro-potere, il non-potere, il sapere critico, che non ha esposizione mediatica ma che esiste».

Mattei menziona anche la denuncia presentata dall’Osservatorio per le libertà costituzionali del Comitato Rodotà al Consiglio d’Europa «per sottolineare come l’Italia non abbia adempiuto alle procedure necessarie per sospendere la Convenzione europea dei diritti uomo sul proprio territorio» spiega. «Esiste l’obbligo, come da articolo 5 della Convenzione, per gli Stati contraenti di dare comunicazione alla segreteria generale del Consiglio d’Europa qualora sospendano le libertà civili. L’Italia non l’ha fatto e la segreteria generale del CdEU ci ha risposto riconoscendo che l’Italia è in difetto e che quindi la Convenzione europea è pienamente in vigore. Questo può aprire spiragli interessanti per eventuali cause o altre iniziative che verranno prese dalla popolazione per cercare di ripristinare la legalità nel paese».

UGO MATTEI

È professore di diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco, presso cui ricopre la cattedra di Alfred e Hanna Fromm, ed è professore di diritto civile all’Università di Torino. È inoltre coordinatore accademico dell’International University College of Turin.

FONTE: Il Cambiamento.it

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