Il margine di manovra per Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, i tre commercialisti leghisti da giovedì sera ai domiciliari, è molto stretto.

MILANO – Collaborare o rischiare pesanti condanne. Il margine di manovra per Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, i tre commercialisti leghisti da giovedì sera ai domiciliari, è molto stretto.

Da dopodomani, quando compariranno davanti al gip Giulio Fanales per gli interrogati di garanzia, si troveranno davanti a un bivio. E dovranno stabilire una strategia. Con l’introduzione della “spazzacorrotti”, la nuova legge anticorruzione entrata in vigore all’inizio dell’anno scorso, i tre – accusati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, evasione fiscale – rischiano, in caso di condanna, fino a dieci anni. Con una «piena collaborazione» invece possono puntare a una riduzione di pena e a ottenere misure alternative.

Per la procura la ricostruzione dell’affare che ha portato «una distrazione di 800 mila euro di fonti pubblici» è praticamente completata. Attraverso intercettazioni (anche con l’uso del trojan), testimonianze di dipendenti della Lombardia Film Commission e analisi dei flussi finanziari, il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi ritengono di aver ricostruito nei dettagli l’operazione. Un immobile di proprietà di una società decotta, la Paloschi srl, viene acquistato da Andromeda a 400mila euro, poi rivenduto alla fondazione della Regione Lombardia al doppio del prezzo, grazie a un bando preconfenzionato.

Nei tre ruoli di venditore e di doppio acquirente vi sono, secondo l’accusa, sempre i tre commercialisti. Per il gip Guido Fanales si tratta di un «accordo collusivo che risulta provato, siglato fin dall’origine dai tre indagati».

Dopo il fermo del prestanome Luca Sostegni, Manzoni ha deciso di presentarsi in procura per chiarire la sua posizione. Ma per il gip è stato un racconto «non attendibile», in cui è stato « omesso ogni riferimento ai trasferimenti di denaro» verso i propri conti e quelli del socio Di Rubba. Lo stesso Di Rubba e il collega Scillieri avevano chiesto di essere interrogati, ma è arrivato prima il provvedimento del giudice che li ha posti ai domiciliari.

Se la ricostruzione dei fatti può dirsi cristallizzata, la procura ha ora l’obiettivo più ambizioso di capire se alcune delle strutture finanziarie e delle società emerse nell’indagine non siano state utilizzate stabilmente oltre l’operazione “Lombardia Film Commission”. Per esempio, per gestire il denaro movimentato dalle casse della Lega Nord ed evaporato, in Italia o all’estero, per evitare le pretese di risarcimento delle procure. Proprio questa settimana è previsto un vertice tra gli investigatori delle procure che indagano sui conti del Carroccio.

I magistrati di Milano Fusco e Civardi incontreranno i colleghi di Genova, Francesco Pinto e Paola Calleri. Titolari, questi ultimi, della madre di tutte le inchieste, quella sui 49 milioni di rimborsi elettorali scomparsi. Con una caccia al denaro che arriva fino al Lussemburgo.

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