Oggi, 60 anni fa, i primi esseri viventi tornavano a terra vivi dopo essere stati nello spazio.

La strada che condusse i primi umani nello spazio è lastricata di svariate bestiole, alcune delle quali non sono sopravvissute. Prima di Gagarin e della Tereškova, infatti, i sovietici usarono animali per prepararsi al volo umano nello spazio. Dopo svariati test di volo suborbitale negli anni ’50, il primo tentativo di volo animale orbitale fu fallimentare: nel 1957, appena un mese dopo il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik 1, la cagnolina Laika morì nello spazio a bordo dello Sputnik 2. Fu un test quantomeno prematuro.
La seconda volta andò decisamente meglio. Era il 19 agosto 1960 e lo Sputnik 5 montava a bordo le due cagnoline che vedete qui sotto, Belka e Strelka, insieme a un coniglio, 42 topi, 2 ratti, varie mosche nonché piante e funghi. Nel momento del decollo, i battiti di Belka passarono da 52 a 180 al minuto, mentre quelli di Strelka da 75 a 170.
Dopo aver percorso 16 orbite di circa un’ora e mezza attorno al nostro pianeta, a una quota compresa tra 287 e 324 km, ogni forma di vita a bordo dello Sputnik 5 tornò a terra ancora viva e in salute. Belka e Strelka (i cui nomi significano letteralmente «Scoiattolo» e «Freccia») divennero vere e proprie star, senza però quel lugubre senso di eroismo martire che era toccato a Laika tre anni prima. Morirono entrambe di morte naturale. Oggi sono conservate imbalsamate al Museo dei Cosmonauti di Mosca.
In seguito a quella storica giornata, Strelka partorì una cucciolata di sei cagnolini. Uno di questi, Pushinka («Piuma») venne regalato dalla famiglia Krusciov alla famiglia Kennedy nel 1961. Che fosse un segno di amicizia o una sottile provocazione da parte di chi era arrivato prima nella corsa allo spazio non sta a noi dirlo. Insieme a Charlie, il cagnolino dei Kennedy, Pushinka diede alla luce quattro cuccioli e la sua discendenza prosegue fino ai giorni nostri.

Fa un po’ strano pensare che sappiamo far tornare esseri viventi dallo spazio soltanto da 60 anni. Oggi il ritorno a casa degli astronauti della ISS è ormai una cosa comune, che quasi non fa notizia, ma sessant’anni fa vedere due cagnoline ancora vive nella navicella segnò una svolta epocale nella storia dell’esplorazione spaziale.
-Filippo

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