Soluzione pasticciata e contraddittoria per studenti e personale della scuola onde permettere la regolare apertura delle scuole a settembre: sarà possibile iniziare senza il rispetto della distanza di un metro boccale con l’uso obbligatorio della mascherina chirurgica per tutto il tempo scuola.

Si sono sprecati 6 mesi in chiacchiere e congetture inutili, che hanno messo a nudo una verità incontrovertibile: la realtà delle scuole italiane non è mai stata conosciuta né approfondita dai governi e dai ministri, anche dall’attuale che ha detto tutto e il contrario di tutto, provocando sconforto e smarrimento tra tutti i soggetti della scuola.

Le scuole dell’autonomia da anni sono state messe in concorrenza tra loro, una corsa spasmodica a chi si accaparrava più iscrizioni, più corsi e indirizzi e si sono create classi sempre più affollate e ingestibili, le cosiddette classi pollaio, mentre si è assistito negli ultimi decenni ad un vergognoso taglio dell’organico.

Anni di approssimazione e di negligenza sugli spazi e sulla sicurezza nelle classi.

Ora che occorre giocoforza convivere col covid la situazione è drammatica.

A giugno le linee guida prevedevano due metri di distanziamento tra gli alunni per permettere una accettabile schermatura di prevenzione dal contagio covid.

Poi a conti fatti servivano troppe aule in più per l’inevitabile sdoppiamento delle classi (conseguenza diretta di questo distanziamento), con ovvio numero maggiorato di docenti e personale Ata. E allora ministero ed esperti hanno coniato un nuovo termine per cercare di bypassare queste irreversibili criticità: la distanza tra metro boccale (distanza di un metro tra le bocche degli alunni).

Questa invenzione, in aggiunta all’acquisto di tre milioni di banchi monoposto, avrebbe di molto ridotto l’esigenza di nuovi spazi aula e di personale aggiuntivo.

Ora che per l’apertura delle scuole non saranno disponibili questi banchi, e non si sa quando lo saranno, se lo saranno, ecco che la politica ha chiesto aiuto al comitato degli esperti per escogitare una nuova soluzione dal loro meraviglioso e inesauribile cilindro magico.

Ed ecco l’ennesima strabiliante trovata degli esperti: l’uso obbligatorio e tassativo, per tutto il tempo di permanenza a scuola, della mascherina chirurgica per bypassare la regola sulla distanza di sicurezza.

Per permettere in questo modo la partenza del nuovo anno scolastico con la stessa configurazione numerica delle classi dell’anno precedente.

Cosi da non rendere indispensabili nuovi spazi aula (che non sono stati individuati) e docenti e personale Ata aggiuntivi (complicati da individuare e assegnare alle classi per l’apertura del prossimo anno scolastico).

Spiazzati, scorati e disorientati i Dirigenti Scolastici con i rispettivi collaboratori, che hanno trascorso buona parte di luglio e agosto con il metro in mano e costantemente alla disperata ricerca di spazi aggiuntivi.

Imbufaliti i genitori degli alunni, assolutamente contrari che i propri figli rimangano chiusi in una aula sette o otto ore al giorno prigionieri di mascherine chirurgiche.

Anche perché non sembra seguire i sentieri del buon senso costringere a respirare gli alunni attraverso una mascherina chirurgica per tante ore al giorno, obbligo tra l’altro difficile da far rispettare soprattutto in presenza di bambini di sei o sette anni.

Delicato il punto 7 delle indicazioni suggerite dagli esperti, laddove testualmente si sancisce che…”in presenza di sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37,5° durante l’orario di lezione, per gli alunni scatta una rigida procedura con isolamento in stanza Covid (ne dovrà essere provvista ogni scuola), con chiamata immediata da parte del docente del 112 o 1500 e i genitori non potranno prelevare in alcun modo il proprio figlio da scuola che sarà affidato all’autorità sanitaria….”

Preoccupati e angosciati i docenti, che si sentono mandati allo sbaraglio solo perché il governo, per salvare la faccia e accontentare le molte famiglie che comunque vogliono liberarsi dei figli per buona parte della giornata, sta ricorrendo a tutti gli escamotage possibili per riaprire le scuole a settembre.

Anche perché abbiamo appena superato la metà di agosto e i casi di contagio sono in quotidiano aumento, e il personale della scuola, metà del quale over 55 e ad alta esposizione contagio covid, non si sente affatto tranquillo e sicuro.

Soprattutto perché tutti i nostri politici continuano a ripetere quotidianamente che l’apertura delle scuole costituirà un banco di prova, un test essenziale per valutare la reale reazione al covid.

Quasi che personale della scuola e alunni siano le cavie per un test su base nazionale.

Insomma a meno di un mese dalla apertura delle scuole il caos regna sovrano, rendendo incerto, angosciante e per molti tratti surreale l’avvio del prossimo anno scolastico.

Anche se in molte parti del Bel Paese amministratori locali e Dirigenti Scolastici, con approssimazione e superficialità, continuano a ripetere che non ci sono grosse criticità e che l’anno che verrà sarà simile agli anni precedenti.

Portando prepotentemente alla mente i violinisti che continuavano a suonare, come se nulla fosse, mentre il Titanic inesorabilmente affondava nell’Oceano.

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