«La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno.»

Scrisse Amedeo Modigliani, in una dedica apposta sul ritratto della modella Lunia Czechowska.

Amedeo Modigliani era seducente, elegante, bohémienne; inquieto e disinvolto; frequentava Picasso e Max Jacob, Soutine e Derain, Apollinaire e Cendrars.
Amava bere vino e acquavite, una “star” dell’arte fuori dalle righe, con una vita “spericolata” e sregolata. Bene e male.
Genio e sregolatezza.

Di lui hanno scritto tanto e niente.
Modì (questo il diminutivo con il quale è noto) era nato a Livorno il 12 luglio 1884. I suoi sensuali nudi femminili, i ritratti di volti stilizzati, i suoi famosi colli affusolati e lo sguardo spesso assente dei suoi quadri ci fanno comprendere la sua ricerca della profondità, in una pittura e una vita che non si limitava alla superficie, ma scavava nell’essenza della natura femminile e umana.

La sua instabile salute fisica, fu minata dalla tubercolosi, che lo portò alla morte all’età di soli trentacinque anni, proprio all’apice del suo successo.

È sepolto nel cimitero parigino di Père-Lachaise, insieme alla sua compagna Jeanne che, incinta del loro secondo figlio, si suicidò solo due giorni dopo la sua morte.

di Anna Maria Stefanini

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