La passione per i motori, il debutto con la Jordan, le vittorie negli Stati Uniti e poi il grande cambiamento che lui ha trasformato in un’opportunità per diventare numeri uno anche nell’handbike

Appena due settimane fa su Rai uno presentava gli azzurri e non solo nella trasmissione “Non mollare mai”, per lanciare all’Italia un messaggio di rinascita e speranza dopo il coronavirus. Perché lui, Alex Zanardi, è per tutti l’esempio di chi riesce a tirare fuori il meglio dalle difficoltà, di chi non si arrende nonostante tutto. Per questo l’incidente di cui è stato vittima oggi mentre correva con la sua handbike lungo una statale nei pressi di Pienza, fa male a tutta l’Italia.

LA FORMULA 1 E LA CART

Nato a Bologna il 23 ottobre del ’66, figlio di una sarta e un idraulico, da bambino si trasferisce a Castel Maggiore dove si innamora dei motori e della Formula 1. Qui l’inizio sui kart, poi le serie minori, una scalata fino al debutto in Formula 1 con la Jordan nel 1991, quindi il passaggio alla Lotus. Nel ’94 perde il posto a vantaggio di Lamy, ma resta collaudatore nel team inglese. Quando il portoghese fu vittima di un incidente nei test a Silverstone, si ritrova alla guida di una monoposto, ma l’anno seguente è di nuovo senza un volante. Passa alla Formula Cart, dove dopo una prima stagione di ambientamento ottiene i primi successi, diventando uno dei favoriti e vincendo nel ’97 a Laguna Seca. Torna alla Formula 1, gareggia nella stagione ’99 con la Williams. Le cose non vanno come vorrebbe e nel 2000 torna negli Stati Uniti: nel 2001 riprende a gareggiare in Formula Cart, non senza fatica.

L’INCIDENTE NEL 2001
 Il 15 settembre 2001 Zanardi sul circuito del Lausitzring, in Germania, perde improvvisamente il controllo del sua Reynard Honda che viene poi centrata da Alex Tagliani. Lo schianto gli provoca l’istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori. Zanardi, dopo aver ricevuto l’estrema unzione dal cappellano, viene caricato sull’elicottero e condotto all’ospedale di Berlino, dove rimane in coma farmacologico per circa quattro giorni. Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite Zanardi lascia l’ospedale. È la sua rinascita.

L’HANDBIKE

Il suo coraggio si trasforma in agonismo nel paraciclismo, dove corre in handbike nelle categorie H4 e successivamente H5. La sua prima gara è la maratona di New York del 2007, dove ottiene un sorprendente 4º posto. Nel 2010 vince i campionati italiani di ciclismo su strada di Treviso, nel 2011 l’argento ai campionati mondiali di Roskilde, in Danimarca. Il 6 novembre 2011 trionfa nella maratona newyorkese, stabilendo anche il nuovo record della categoria handbike. Il 18 marzo 2012 vince anche la maratona di Roma con annesso record del percorso. Nel 2012 prende parte ai Giochi di Londra vincendo l’oro paralimpico sia a cronometro sia su strada e un argento nella staffetta a squadre mista H1-4. Verrà poi eletto “Atleta del mese” da un sondaggio online del Cio. L’anno successivo, Zanardi vince la Coppa del mondo e nei campionati mondiali su strada di Baie-Comeau prende tre medaglie d’oro. Si ripete l’anno successivo ai mondiali statunitensi di Greenville; nel 2015, ai campionati mondiali su strada di Nottwil in Svizzera, si aggiudica due titoli della categoria H5, a cronometro e in linea, e la staffetta mista. E alle Olimpiadi di Rio continua a vincere: due ori e un argento. Ai mondiali conquisterà ancora medaglie: 4 ori, 3 argenti e un bronzo.

SEMPRE UN SORRISO

Ma importantissimo è stato anche il suo impegno per mostrare a tutti gli italiani quanto un disabile abbia in realtà davvero poco di diverso da chi non lo è e soprattutto quanto anche una tragedia come quella da lui vissuta possa essere fonte di nuove ispirazioni. Lo ha fatto esponendosi, come conduttore per la Rai prima con “E se domani” e poi con “Sfide”. Lo ha fatto scrivendo tre libri, sulle seconde vite e le opportunità da cogliere. Lo ha fatto intervenendo a programmi tv e conferenze, sempre con il sorriso, sempre con la sua infinita energia positiva.

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