Il mondo del libro è in lutto per la morte, a soli 59 anni, di Luigi Spagnol.

A lui si deve la pubblicazione in Italia di bestseller come “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda ed “Harry Potter” di J. K. Rowling. Un ricordo, a partire dalla sua idea del mestiere editoriale, passando per la battaglia per un nuovo approccio alla promozione della lettura, senza dimenticare il suo impegno per il riconoscimento del valore delle scrittrici

È morto a Milano, dov’era nato il 21 marzo 1961, l’editore e traduttore Luigi Spagnol. Aveva 59 anni ed era malato da tempo. Lascia la moglie Hanne i figli Antonio e Lara.

Nato nel capoluogo lombardo, figlio di Mario Spagnol (1930 – 1999), è stato un intellettuale autenticamente appassionato del mestiere editoriale, e prima ancora della lettura. Un uomo dai tanti interessi culturali, a partire dall’amore per la musica.

Dal 1980 Luigi Spagnol è stato prima responsabile editoriale e poi presidente della casa editrice Salani, e dal 2005, anno della costituzione, è stato vicepresidente del Gruppo editoriale Mauri Spagnol.

Stefano Mauri, presidente di GeMS, lo ricorda così: “Per me è stato come avere un fratello sul lavoro. In più di trent’anni abbiamo condiviso tante avventure. Luigi era una persona di sostanza, non badava agli onori. Ora però voglio che sia chiaro a tutti chi è scomparso. È scomparsa la persona che con i suoi successi editoriali ha dimostrato più volte negli ultimi trent’anni di sapere meglio di chiunque altro che cosa è un libro, cosa può fare un libro per i lettori e fino a dove può arrivare. Vorrei tentare di spiegarlo con le sue parole: ‘I libri sono scritti da persone, letti da persone, venduti da persone, e parlano di persone. È dunque fondamentale che siano anche pubblicati da persone, libere di seguire le proprie idee, le proprie strategie e le proprie passioni’”.

luigi spagnol

Cresciuto in una famiglia in cui i libri sono sempre stati al centro, Spagnol è stato un editore colto ma mai snob. Soprattutto, un editore dal grande fiuto, sia che si parli di romanzi per adulti, sia che si parli di libri per ragazzi, sia che si tratti di manualistica e “varia”: non a caso si deve a lui la pubblicazione in Italia di bestseller come Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda (venuto a mancare nelle scorse settimane), Harry Potter di J. K. Rowling, Parola di Giobbe di Covatta, Cotto e mangiato di Benedetta Parodi, solo per fare degli esempi che dimostrano la varietà dei suoi interessi professionali.

“Il lavoro dell’editore è ascoltare”, aveva raccontato in una lezione, che merita di essere rivista per intero (qui), tenuta nel 2017 a Venezia, alla Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri. Nel corso di quell’incontro Spagnol aveva sintetizzato il suo approccio al mestiere editoriale: “Il gusto del pubblico deve essere sempre rispettato. Un editore deve ascoltare i lettori, e deve cercare di capire, senza invidia, perché determinati libri hanno avuto successo. Per me non sarebbe possibile fare il lavoro che faccio se pensassi che il pubblico a cui da editore mi rivolgo abbia gusti volgari, disprezzabili, o che si faccia influenzare facilmente”.

Suo padre Mario ha lavorato per Bompiani, per Feltrinelli, per Mondadori (agli Oscar) e per la Rizzoli, fino a quando, nel 1979, gli fu affidato da Luciano Mauri il rilancio della Longanesi, casa editrice che guidò per vent’anni. Sua madre, Elena Vaccari, ha pubblicato diversi libri di gastronomia, firmandosi Elena Spagnol.

La carriera di Luigi Spagnol è cominciata nel 1986 all’ufficio diritti della Longanesi; oltre che di Salani, è stato presidente di Ponte alle Grazie che, insieme a Magazzini Salani, Ape Junior e Nord-Sud Edizioni fa parte della stessa Salani. Dal 2009, ai suoi incarichi si è aggiunta la presidenza di Vallardi e La Coccinella.

Da un lato gli impegni direttivi e manageriali, dall’altro la passione artigianale per i testi: Spagnol è sempre stato molto coinvolto nell’attività editoriale, leggendo e selezionando le opere di autori italiani e internazionali, e spesso traducendole, come nel caso di Harry Potter.

A proposito della “scoperta” della saga di J.K. Rowling, il cui successo straordinario e duraturo all’inizio non era neppure ipotizzabile, più volte Spagnol ha raccontato di non essersi “accorto che fosse un fantasy. Ho pensato subito che fosse un classico per bambini. Dal primo libro non si intuisce quello che diventerà in seguito. Ho pensato che avrebbe venduto per molti anni a venire, come Roald Dahl o Pippi Calzelunghe. Lo pensavo a quel livello lì… Il fenomeno non era immaginabile. Ho l’impressione che la portata della saga, per intero, non fosse neanche nella mente della Rowling”.

Tra i suoi ultimi impegni, in piena malattia, c’è stata la traduzione del romanzo Amore (Ponte alle Grazie) firmato dalla moglie, la scrittice norvegese Hanne Ørstavik. Ecco, a conferma della cultura di Spagnol, questa comprende anche la conoscenza di numerose lingue.

Sono state tante anche le battaglie per cui si è speso, a partire da quella per la diffusione della lettura: Spagnol è sempre stato convinto della necessità di un nuovo approccio, a scuola come in famiglia: nel 2015,  ricordando Roberto Denti in un intervento scritto per ilLibraio.it, a questo proposito rifletteva: “Nel corso della mia carriera ho assistito a numerosissime iniziative per promuovere la lettura tra i bambini e i ragazzi italiani: festival, invito di autori nelle scuole, testimonial, poster, convegni, tavole rotonde; molte di queste iniziative sono state e sono lodevolissime e certamente da incoraggiare. Ma la loro efficacia sarà sempre enormemente compromessa se prima non si risponde sempre alla stessa domanda: ‘I nostri bambini hanno la possibilità di scegliere da soli il libro che preferiscono leggere?’. Va da sé, di sceglierlo tra un’ampia gamma di libri diversi (…). Se si lascia ai bambini la libertà di scegliere ecc. ecc., bisogna anche essere pronti ad accettare le loro scelte. Sembra facile, ma non lo è, almeno non per tutti…”.

Sempre su questi temi, in un’altra intervista argomentava: “Se si vuole insegnare a leggere, si deve innanzitutto pensare a una cosa: nella scuola, a tutti i livelli, sembra che leggere serva a imparare qualcos’altro. Non è che i libri non debbano servire a parlare di temi importanti. Ma prima bisogna insegnare a leggere per leggere. E poi avere un po’ più di fiducia nei confronti del bambino o del ragazzo. Se un bambino non ha voglia di leggere, le ragioni sono due: o non è arrivato il suo tempo, o gli abbiamo dato il libro sbagliato per lui. Non abbiamo trovato il libro che gli piace. Quindi occorre in primo luogo il rispetto per il bambino e per la sua intelligenza”.

A proposito de ilLibraio.it, per chi scrive negli anni Luigi Spagnol ha rappresentato un riferimento, oltre che una fonte di spunti continui. Solo un esempio: ben prima che certi temi, anche grazie ai social, diventassero finalmente centrali nel dibattito pubblico, è stato proprio Luigi Spagnol, con un articolo dell’ottobre 2016, dal titolo “Maschilismo e letteratura, cosa ci perdiamo noi uomini?” , ad avviare una discussione che è poi proseguita con gli interventi scrittrici, editori e addetti ai lavori.

Rifletteva Spagnol in quell’editoriale che ha fatto parlare anche all’estero: “È vero, si pubblicano tantissime donne, ma i loro libri vengono presi nella stessa considerazione con cui vengono presi i libri dei maschi? Riconosciamo, il mondo letterario e la società in generale riconoscono alle opere scritte dalle donne la stessa importanza che viene riconosciuta a quelle scritte dagli uomini? Siamo altrettanto pronti, per esempio, a considerare una scrittrice o uno scrittore dei capiscuola, ad accettare che una donna possa avere la stessa influenza di un uomo sulla storia della letteratura? D’istinto, la risposta che mi sono dato è: no, non lo siamo”. E più avanti: “(…) Sono nato maschio e, come dice Albinati, nascere maschi è una malattia incurabile. E mi chiedo: perché? Perché lo facciamo? Perché ci ostiniamo a non voler leggere il mondo attraverso, anche attraverso, gli occhi di grandissime artiste che hanno l’unico difetto di appartenere a un sesso diverso dal nostro?”. Concludendo così: “(…) nonostante tutte le battaglie, nonostante tutte le prove contrarie, continuiamo a non capire, a non voler vedere, a non voler ascoltare. Anche adesso che le donne si sono conquistate il diritto a creare arte, a esprimere con una libertà mai vista prima la loro visione del mondo, noi maschi rinunciamo alla possibilità di arricchire il nostro orizzonte culturale, di nutrire il nostro mondo interiore, pur di non prendere nella dovuta considerazione la produzione artistica delle donne. Ne vale la pena?”. Una domanda ancora valida.

Ci mancherà molto, Luigi Spagnol.

 

Fonte: https://www.illibraio.it/news/editoria/luigi-spagnol-1385098/

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