Nonostante le continue rassicurazioni del Ministro Azzolina il MIUR deve fare i conti con l’opposizione delle scuole, le quali ritengono non ci siano le condizioni per un rientro in classe “in presenza”a settembre, visto  le stringenti  regole imposte.

Alle vibranti  proteste delle scuole nelle ultime ore si è unita anche Italia Viva e  altri esponenti della maggioranza di governo, che  al Ministero dell’Istruzione e a tutto il Governo chiedono di ascoltare le richieste dei Dirigenti Scolastici, dei docenti e del personale ATA e di  valutare di riaprire esclusivamente in modalità a distanza le scuole di ogni ordine e grado a settembre.

Intorno all’argomento scuola si sta creando un clima sempre più incandescente con il passare dei giorni, clima che si fa sempre più teso e non si esclude che, riguardo al discorso  riapertura  a settembre, possa ripetersi quanto già successo sul fronte del concorso scuola straordinario, dove si è reso necessario l’intervento del Presidente del Consiglio per evitare uno strappo nella maggioranza.

Sull’argomento troviamo schierati su fronti opposti due anime: da una parte la Azzolina, che  appare motivata a riaprire le scuole a settembre, dall’altro ci sono coloro che non vedono attuabile questa posizione, predicando prudenza e chiedendo al Ministero di permettere una ripresa delle attività in presenza solo se possono sussistere condizioni di fattibilità e di sicurezza per alunni e lavoratori della scuola.

Unico dato reale è che ad oggi, 4 giugno 2020, non si segnalano ancora interventi strutturali sulle scuole, a differenza di quanto successo in tanti altri Paesi dove invece le strutture scolastiche sono già state adeguate alle nuove necessità.

Appare ovvio, quindi, che al di la di approssimativi e ottimistici piani di riapertura a settembre, siamo ancora in alto mare.

Netta la posizione del mondo della scuola, assolutamente contrario a riaprire a settembre alle condizioni prospettate dagli esperti del comitato scientifico.

Queste regole necessarie per la riapertura in sicurezza delle scuole sono ritenute assolutamente non attuabili.

Sono partite su più fronti le rivolte degli insegnanti e dei Dirigenti Scolastici, che avranno il compito di mettere in atto le misure necessarie per il rispetto delle suddette indicazioni.

Il problema, insormontabile per tutte le scuole, è costituito dal fatto che non sarà possibile rispettare la regola numero uno quella riguardante il distanziamento sociale.

Questa triste realtà la ritroviamo oggi, dopo tre mesi di chiusura della scuola, tempo che in altri Paesi è stato utilizzato per realizzare interventi strutturali che hanno reso possibile la ripresa delle attività a settembre.

Paesi come Germania, Francia, Spagna e Danimarca hanno ristrutturato e ampliato le scuole, così da rendere più semplice il distanziamento sociale, mentre nelle classi al posto dei singoli banchi sono arrivate delle postazioni singole.

Cosi come hanno investito notevoli fondi per reclutare personale docente e personale Ata.

L’Italia in questi tre mesi, al di la di improbabili e facili proclami, è restata ferma al palo, ed è per questo che i Dirigenti Scolastici, consapevoli del fatto che rispettare le indicazioni del comitato tecnico scientifico non sarà possibile in tutti gli istituti scolastici del Bel Paese, chiedono un intervento del Governo.

Un appello fatto proprio da molti esponenti della maggioranza, e accolto in queste ore anche da Italia Viva, che anche questa volta ha deciso di mettersi di traverso chiedendo al Governo di ascoltare le richieste di insegnanti, ATA e Dirigenti Scolastici.

Italia Viva ha ufficialmente chiesto al governo di ripensare a settembre l’apertura delle scuole “in presenza’.

Trovandosi in buona compagnia tra i partiti della maggioranza  ad esprimere delle forti perplessità in merito.

Si sta prendendo coscienza che le linee guida del comitato tecnico scientifico siano irrealizzabili per la effettiva realtà delle scuole italiane.

Come minimo  sarebbe più opportuno trasformare le indicazioni non in linee guida obbligatorie ma in semplici “raccomandazioni”.

In caso contrario  a settembre, alla riapertura delle scuole, si rischierà il caos sociale.

E grottesca e campata in aria è pensare di dimezzare la presenza degli alunni nelle classi  quando, a tre mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico, ancora non c’è neanche un cantiere aperto per creare gli spazi che servirebbero per accogliere questi alunni.

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