sposalizio dell'albero

Lo storico “Sposalizio dell’albero” quest’anno avverrà senza invitati e senza sposi. La situazione d’emergenza ha stravolto anche le tradizioni più autentiche del Paese, tutte rimandate al prossimo anno. È la seconda volta nella storia che il contratto si firma lontano dal bosco.
Nel fitto di un bosco a Vetralla, l’8 maggio di ogni anno, si compie un antichissimo rito nuziale tra una quercia ed un cerro.  Lo sposalizio avviene pressoché identico da 652 anni, una volta sola per causa di forza maggiore non è stato celebrato.  Era il 1944, eravamo nel pieno della seconda guerra mondiale, le truppe tedesche avevano occupato il convento di Sant’Angelo e l’accesso a Monte Fogliano fu interdetto, pena la fucilazione immediata.

Per fortuna la situazione che stiamo vivendo è un po’ meno drammatica, inoltre disponiamo di mezzi tecnologici che ci permetteranno di seguire la cerimonia in diretta. Una celebrazione in tono minore e senza gli sposi, solo la firma del rogito in Comune, che potremmo guardare alle 11:30 sulla pagina Facebook del Comune di Vetralla. La diretta sarà accompagnata da un film documentario inedito, “Un amore così grande”, che racconterà la storia, gli aneddoti e le curiosità di questa antica cerimonia.

Siamo abituati a considerare i boschi come dei luoghi naturali in cui passeggiare durante il fine settimana, ma fermiamoci un attimo a pensare all’importanza che poteva avere un bosco durante il Medioevo, legna con cui scaldarsi e cibo: cacciagione, castagne e funghi. Senza tralasciare l’immensa ricchezza delle erbe officinali, in quegli anni, l’unico rimedio per curare qualsiasi malanno.
Era ovvio che Monte Fogliano fosse conteso da Vetralla e Viterbo, i primi vivevano alle sue pendici, gli altri confinavano con l’area boschiva.
Ma facciamo un passo ancora più indietro e arriviamo al tempo dei Longobardi, quando questo popolo di origine germanica, ormai convertito al cristianesimo, fece costruire sul Monte Fogliano un romitorio dedicato a san Michele Arcangelo, verso il quale nutrivano una grandissima venerazione.
Il romitorio diventò presto un luogo di pellegrinaggio e grazie a lasciti e donazioni accrebbe i suoi possedimenti terrieri. Una delle donazioni più consistenti fu fatta nel 775 da Aimone di Viterbo e suo figlio Pietro.

Sembra che questa donazione non fu accettata di buon grado dai cittadini viterbesi, che di fatto si sentirono defraudati di una parte del loro territorio, nacquero delle liti che col passare degli anni si trasformarono in lotte feroci. Finché nel 1182, Papa Lucio III per mettere fine alla discordia tra le due parti, incaricò il cappellano Uguccione (probabilmente cappellano del romitorio) di firmare un accordo con i viterbesi. Il documento, il più antico risalente alla storica contesa, ripartisce i territori di appartenenza di entrambi.
Purtroppo nonostante la ripartizione scritta e firmata, presto si riaccese la lite, nel 1206 Papa Innocenzo III pose il romitorio e tutta la Selva circostante, sotto la diretta protezione della Santa Sede.
Ci fu un lungo periodo di pace che terminò con la cattività avignonese, i monaci abbandonarono il romitorio e senza più protezioni papali, le lotte tra i due contendenti ripresero più aspre di prima. Bisogna aspettare il 17 febbraio 1432, quando Papa Eugenio IV dona l’intera proprietà del Monte Fogliano ai vetrallesi.
In realtà le rivendicazioni della proprietà non cessarono nemmeno questa volta, si trasferirono soltanto nelle aule dei tribunali ecclesiastici, dove ad ogni processo veniva riconfermata la legittimità di Vetralla.

Dal 1432, la cerimonia dello sposalizio dell’albero, si arricchì di un carattere civile, diventando una riconferma pubblica dei pieni diritti di proprietà del Monte. Già, perché secondo un documento ufficiale, uno di quelli prodotti nelle varie dispute legali successive alla donazione, il popolo di Vetralla celebrava lo sposalizio nel bosco già dal 1368.

Ritorniamo nuovamente al culto di San Michele Arcangelo e ai longobardi. Secondo la leggenda, la prima apparizione dell’arcangelo avvenne l’8 maggio del 490. Dopo la costruzione del romitorio, per secoli, la gente del luogo ha festeggiato nel bosco proprio l’8 maggio. Ci pare di vederle queste persone di epoche passate, si recavano al convento per ascoltare la messa e poi festeggiavano l’esplosione della primavera nei boschi.
Ma cosa c’entrano i festeggiamenti per un santo con un matrimonio tra alberi? Probabilmente il culto arboreo era precedente alla cristianizzazione. Ci troviamo tra gente il cui legame con la terra e i boschi è viscerale, in passato la Selva era considerata sacra e inviolabile. È probabile che in un lontano passato ci fossero riti propiziatori o di ringraziamento alle divinità del bosco, in quei tempi la concezione della Natura era di tipo animista.
Riti ancestrali di origine pagana che ancora si tramandavano, che andarono ad innestarsi con il culto di San Michele Arcangelo, fino a quando nel 1432 la cerimonia assume un nuovo significato, serve per ribadire un fatto storico, un rogito notarile che lega la gente del posto al Monte Fogliano, un patto, un legame, un matrimonio. Persone che promettono solennemente d’aver cura dei boschi, di proteggerli, amarli e rispettarli.

Un patto rinnovato di anno in anno, una festa popolare sempre più seguita, anche se solo nella seconda metà del Settecento assunse caratteristiche sfarzose.
Il cerimoniale inizialmente fu abbastanza modesto, più che altro era una festa di contadini, si può affermare che il suo svolgimento seguì la sorte del romitorio. Abbandonato dai monaci benedettini durante la cattività avignonese, diventò dimora francescana nel 1356, abbandonato nuovamente nel 1414, fu abitato occasionalmente da eremiti di passaggio. Solo nel 1744 i vetrallesi offrirono l’eremo ai Passionisti che lo trasformarono nel convento che conosciamo oggi.

Il cerimoniale fastoso fu introdotto dopo quella data, la cerimonia avveniva in plateola ante Ecclesia Eremi, i Priori sul sagrato aspettavano l’arrivo della cittadinanza, circondati da gruppi di armigeri, i castaldi li omaggiavano con fasci di erbe e fiori.
Secondo Andrea Scriattoli, nella seconda metà del secolo XIX, la cerimonia iniziava nelle prime ore del mattino, un ricco corteo a cavallo si muoveva dalla piazza del Comune, preceduti dal suono delle trombe. Numerosi abitanti si univano al corteo cavalcando un asino, altri si incamminavano di buon’ora, a piedi. Dopo aver attraversato il bosco giungevano alla chiesa per assistere alla celebrazione della messa.
A quel punto la cerimonia si spostava nel bosco, ai piedi di un cerro, inghirlandato per l’occasione, era posto il banchetto per la firma. Il Gonfaloniere strappava qualche ramoscello degli alberi vicini e raccoglieva un po’ di terra, quindi leggeva l’atto di possesso che i magistrati e tutti i presenti ascoltavano in piedi e a capo scoperto.
Il banchetto nuziale era riservato ai magistrati, ospiti dei frati all’interno dell’eremo. Ai poveri era distribuito cibo davanti alle porte del convento, che mangiavano seduti all’ombra degli alberi secolari. Doveva essere un momento conviviale di assoluto piacere.
Con il passare del tempo questo fastoso cerimoniale cadde in disuso, soltanto negli ultimi anni è ritornato al suo splendore, trasformandosi  in una festa popolare che coinvolge l’intera comunità vetrallese.

I veri protagonisti della storia restano gli alberi, la più grande ricchezza del territorio, quest’anno la quercia e il cerro, non saranno adornati di veli come veri sposi, né inghirlandati con primule, narcisi e ginestre, ma siamo certi che il loro amore resterà immutato.

Crediti fotografici – Maurizio Di Giovancarlo

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