Si riaprono gli uffici e le fabbriche, ma non le scuole. I genitori escono e i figli restano a casa. Con chi? Ecco una di quelle domande da far arrovellare fior di statisti.

I figli a casa da scuola, chi penserà a loro? Per abitudine si sarebbe tentati di rispondere: i nonni. Ma i nonni sono murati vivi anche loro, e nessuno sa quando potranno tornare in circolo per svolgere gli abituali compiti di cassa-prestiti e assistenza alla prole. È vero che esistono le baby-sitter, ma bisogna pagarle, e prima ancora bisogna sincerarsi che siano simpatiche senza essere asintomatiche. Chi ha per casa un adolescente può delegargli la gestione dei fratelli minori, mettendolo a capo di una sorta di commissione Colao familiare, con poteri limitati e l’impegno di non fare le scarpe ai genitori.

Ma gli altri a chi si potranno rivolgere? Non alle strutture pubbliche, perché nel Paese dove in nome della Famiglia Tradizionale si fanno marce e convegni, è tradizione che per la famiglia non si faccia mai niente. Un viceministro in vena di battute ha detto che è come se si anticipassero di un po’ le vacanze estive. Nel resto d’Europa la devono pensare in modo diverso, dato che ovunque l’economia riaprirà sottobraccio alla scuola. Anche perché fin qui abbiamo affrontato il disagio degli adulti, ma, per chi fosse interessato a vederlo, ci sarebbe poi quello dei figli, privati della possibilità di condividere con insegnanti e compagni uno dei periodi più memorabili della loro vita.

Fonte: https://www.corriere.it/caffe-gramellini/20_aprile_18/i-figli-non-esistono-ed1257a4-80ec-11ea-ac8a-0c2cb4ad9c17.shtml?refresh_ce

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