di WANDA CHERUBINI
VITERBO – Le aziende sono sempre più in crisi nel Viterbese ed il prolungamento del lockdown non certo ha favorito questa condizione. Dopo le gravi perdite di Pasqua e Pasquetta e quella dei ponti di primavera, l’estensione dello stop fino al 3 maggio fa peggiorare ulteriormente le prospettive economiche. Secondo le stime della Confesercenti a fine aprile, la spesa delle famiglie raggiungerà il punto di massima contrazione, con una flessione su base mensile fino a 30 miliardi (-30% circa).

Nei primi quattro mesi dell’anno, la perdita cumulata raggiungerebbe i 45 miliardi. “L’emergenza sanitaria, di questo passo, diventerà una vera e propria catastrofe economica – spiega il presidente della Confesercenti di Viterbo, Vincenzo Peparello – Possiamo però ridurre il crollo accelerando le riaperture: la salute rimane la priorità, ma è urgente porre le premesse per avviare un recupero del maggior numero possibile di attività economiche, garantendo la sicurezza di tutti.

Bene la riapertura di librerie, negozi per infanzia e ingrosso carta: ma si poteva fare di più. Le nuove misure in arrivo per la sicurezza nei negozi potrebbero consentire una ripartenza anticipata anche per altre tipologie di imprese, ad oggi ferme”. Secondo la Confesercenti una ripresa lenta, che nei mesi estivi non veda ancora a pieno regime la struttura commerciale, prolungherebbe per tutto il 2020 la flessione dei consumi, che a fine anno sarebbe pari al -6% (-60 miliardi circa) rispetto al 2019. Con l’adozione dei necessari protocolli di sicurezza, invece, questa perdita potrebbe essere fortemente attenuata. Riportando alla normalità tutta la struttura commerciale entro la fine di maggio, sarebbe possibile ridurre la flessione dei consumi a fine anno al -3,5%. Sempre una forte contrazione, ma almeno sarebbero poste le premesse per un pieno recupero nel 2021.

Ma nel frattempo cosa si deve fare? Per la Confesercenti bisogna in primis sostenere le imprese con più forza, dato che parecchie delle misure messe in campo dai decreti Cura Italia e Liquidità rischiano di non funzionare, a partire da cassa integrazione e mutui. “Il funzionamento a singhiozzo del sistema bancario – ha precisato Peparello – ha reso impossibile a molte imprese ottenere l’anticipo di liquidità necessario per la cassa integrazione. Sulla sospensione mutui prima casa, invece, si è fatto un pasticcio, escludendo di fatto dal beneficio un gran numero di imprenditori. Dal decreto di aprile ci attendiamo decisi potenziamenti delle misure economiche, e non solo una revisione indennità da 600 euro”.

Un discorso a parte per il comparto del turismo, che rischia di non ripartire nemmeno quando, si darà il via alla fase due per tutte le attività. Inoltre, sia i commercianti, che gli artigiani e le imprese del comparto turistico in questi due mesi hanno perso reddittività e non si hanno ancora date sicure sulle riaperture. “Quindi, se da una parte si dà liquidità con preammortamento di 24 mesi come avevamo chiesto – conclude Peparello – è chiaro che le aziende quando potranno partire oltre a risarcire il debito che andranno a fare dovranno fare i conti con una forte perdita di ricavi e questi devono essere supportati da un altro provvedimento che abbiamo chiesto che prevede un fondo perduto per compensare i mancati incassi. Solo così si può pensare ad una ripartenza da parte delle imprese, grazie anche al decreto liquidità con risorse subito disponibili e dilazionate il più possibile nel tempo. Sempre al riguardo della disponibilità dei fondi, la Banca d’Italia afferma che per superare l’emergenza Coronavirus, potrebbero aver bisogno di liquidità aggiuntiva per 50 miliardi”.

Fonte: www.tusciatimes.eu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *