Dare delle priorità alle patologie ritenute gravi è un atteggiamento incompatibile con l’inviolabilità della dignità umana.

Tutte le discussioni affrontate in merito, da professionisti del settore a livello internazionale, sono partite sempre da una chiara definizione della base etica, hanno messo in primo piano la tutela della dignità umana e il divieto assoluto della discriminazione.

Tale risultato non esclude l’adozione di criteri prioritari secondo lo stato d’infermità, la gravità, l’urgenza e le prospettive di successo della cura.

Gli approcci assistenziali particolari devono essere indirizzati verso tutte le malattia che a lungo termine possono mettere in pericolo la vita e/o esitare in gravi disabilità.

Gli interventi verso questi pazienti, devono essere considerati necessari come un trattamento medico, attivo e continuo al fine di preservare la vita dei pazienti e evitare una grave disabilità.

Allora siamo ancora in grado di permetterci la malattia?

Questo è il dilemma a cui bisogna rispondere!

E la risposta attesta con forza che la salute non può essere definita un bene trascendentale, ma un bene supremo che appartiene ad ognuno di noi.

Le priorità nell’assistenza medica sono state efficacemente trattate e portano inevitabilmente al razionamento, che deve però evitare di sottrarre prestazioni e beni vitali e/o escludere interi gruppi di pazienti con patologie ritenute gravi.

Quindi, se ti viene diagnosticata la fibromialgia, la prima domanda che ti farai sarà quanto può diventare grave?

Qual’ è la priorità che le viene assegnata?

La situazione attuale è che la fibromialgia non ti ucciderà.

Ma certamente limiterà seriamente la qualità della tua vita, la quotidianità sarà molto difficile da affrontare, ne scaturiranno storie di sofferenze, a volte anche strazianti.

Tranquilla tanto è una malattia che colpisce sempre gli altri, ed è logico che le persone che ne sono esenti possano relegare la sua priorità all’indifferenza del loro giudizio.

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