Christian Jacq, egittologo, divulgatore, romanziere francese, scrive questo libro, pubblicato nel 1985 in Francia e nel 1999 da Mondadori in Italia, nella collana Oscar Storia.

L’aspetto è quello tipico degli Oscar, la collana economica per antonomasia di Mondadori: le pagine sono di qualità economica anche se migliore rispetto al passato, senza grafiche ricorrenti, ma con una mappa iniziale, e con un inserto patinato a metà, fatto di fotografie in bianco e nero, che certamente non rendono giustizia all’arte egizia.

A differenza della copertina, dove è invece presente il particolare di un bell’affresco parietale che, racconta la quarta di copertina nel tipico stile Oscar, è proveniente da una tomba a Tebe.

È presente un indice iniziale, la cui lettura fa capire che ogni capitolo ha insegnamenti e episodi esemplari sulla vita quotidiana nell’antico Egitto. Trascorsa la lettura sul testo, l’epilogo ci ricorda la gratitudine dovuta a Champollion già citato nell’introduzione.

Il lavoro di Champollion sulla Stele di Rosetta è, a mio parere personale, la dimostrazione lucida e luminosa della vacuità di tutte quelle tradizioni esoteriche, massoniche, che fino ad allora pretendevano di rifarsi proprio all’Egitto, ma non ne comprendevano i testi: le tradizioni successive d’altronde non possono prescindere dall’opera proprio di Champollion, pena l’autodelegittimazione.

Infine, una breve bibliografia, mentre la cronologia è essenzialmente il mero succedersi delle varie dinastie al potere, endogene ossia autoctone oppure straniere.

Lo stile, per quanto può trasparire dalla traduzione italiana, è piano, placido, solenne, a tratti romanzesco. Si intuisce qui la presenza di quegli scrittori provenienti da campi specialistici, come il nostro Valerio Massimo Manfredi, con cui Jacq ha più di qualche tratto in comune.

Traspare l’impegno di portarci in quel luogo, a quell’epoca, un’epoca interminata perché obliata, popolata da persone che erano tutt’uno con chi le governava nelle cose terreni e oltremondane. Di fronte all’Egitto, lo spirito fumantino del francese si arrende, si annulla, si allinea. Obbedisce. E narra, facendosi canale di comunicazione tra due apici dello spirito umano, quello attuale e quello ancora non totalmente compreso degli antichi, come lo stesso Autore ammette, a più riprese, entusiasticamente.

Lettura consigliata, non banale a dispetto del termine usato nel titolo, che restituisce la fotografia non semplicemente di una civiltà, ma di un mondo a parte, purtroppo dissolto ma sempre lì, con opere e religiosità miliari.

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *