La questione del Sodalizio di Santa Rosa sembra che potrà avere un seguito probabilmente poco piacevole, ma se effettivamente ci sono dei comportamenti poco chiari è giusto che vengano messi alla luce da chi ne ha competenza e anche l’obbligo morale.

Per quanto riguarda i giornalisti, che non sono affatto detentori di verità assoluta, dovrebbero attenersi a comunicare ai lettori quanto dichiarano persone a conoscenza dei fatti, che oltre tutto ci mettono la faccia in quanto non si celano nell’anonimato come fanno tanti.

Elargire giudizi forti, da parte dei giornalisti, può sicuramente essere controproducente e deleterio in quanto può anche accendere gli animi e sviare quello che è lo scopo principale, cioè conoscere la VERITA. 

Per dovere di cronaca riportiamo fedelmente la lettera dell’Ex Facchino di Santa Rosa, Luciano Tola scritta al direttore della testata on-line la Fune, ed inviata per conoscenza anche alle altre testate.

 

 

Egregio Dr. Roberto Pomi,

Sono Luciano Tola, uno dei firmatari della ” lettera”, inviata a tutte le testate giornalistiche della città di Viterbo, scritta per denunciare quanto stava accadendo all’interno del sodalizio dei Facchini.

La presente, inoltrata volontariamente dopo qualche giorno il passaggio della Macchina di Santa Rosa, si rende necessaria per rispondere al suo editoriale “….ecco come ti sfregio la festa…..” e per sottolineare alcune questioni, forse poco chiare.

Non so se Lei pubblicherà quanto sto per scrivere ma, onde evitare che possa accadere invierò anche ai suoi colleghi questa risposta al suo editoriale.

Una piccola presentazione…….Sono facchino dal 1986 e per diversi anni ho avuto la posizione/ruolo di “ciuffo”.

Dopo gli eventi del 1986, per ben due mandati, ho ricoperto la carica di consigliere del sodalizio.

Per oltre 12 anni ho svolto la funzione di presidente dell’assemblea, compito decisamente non facile per i tanti accadimenti avvenuti.

Basti ricordare, infatti, la” nota” vicenda di Milano, le problematiche legate al bilancio che, in qualità di presidente dei sindaci, evidenziai.

Ritengo, pertanto, di avere tutte le conoscenze per poter denunciare le vicende disdicevoli che hanno caratterizzato i giorni antecedenti il “trasporto”.

Ci tengo a precisare, inoltre, che molti facchini, anche tra i più giovani, avrebbero voluto firmare la “lettera” ma, per evitare nuove e peggiori ritorsioni, noi facchini con maggior esperienza, abbiamo suggerito loro di non farlo.

Sinceramente, Egregio Direttore, mi aspettavo da Lei, a fronte della sua tenace difesa, un’approfondita ricerca della verità intorno alle “nostre” segnalazioni.

Ritengo, infatti, che il compito prioritario di un giornalista sia cercare la VERITA’ andando ad analizzare, scandagliare, esplorare ogni intenzione, pensiero ed indagine presenti dietro una notizia………..

Forse il trasporto del 2016, che Lei ha seguito come spettatore dalla scalinata della Chiesa di Santa Rosa, Le ha provocato una infatuazione verso alcuni rappresentanti del Sodalizio?……. Forse……

Per svolgere al meglio il suo ruolo di “giornalista” avrebbe potuto semplicemente confrontare le formazioni dei facchini dello scorso anno e di quello attuale e prendere nota delle evidenti differenze oppure chiamare uno o alcuni dei firmatari per capire cosa si nasconde dietro le loro parole e, soprattutto, le loro denunce.

Al contrario, Lei ha ritenuto sufficiente ed esaustivo fare una mera disquisizione su di noi.

La invito e Le suggerisco di ricercare alcune dichiarazioni fatte alla stampa, alcuni anni orsono, sia dal Presidente emerito sia dall’attuale capo facchino.

Ci tengo a sottolineare, semmai non fosse ben chiaro, che la Macchina di Santa Rosa non è un gran premio di motociclismo bensì una tradizione sacra e molto profonda.

Vuole ripercorre, infatti, tutti i sentimenti e gli stati d’animo che il Papa Alessandro IV insieme a 4 cardinali, provarono al ritrovamento del corpo incorrotto di Rosina.

Infine, Lei mi parla di suddivisioni in buoni e cattivi, io invece distinguo in onesti e disonesti. Le spiego il perché’……..

Un nemico può diventare un amico e viceversa, un disonesto non diventerà mai onesto.

Non ci sono sconfitti o vincitori.

C’è solo la presunzione e l’errata consapevolezza che il Sodalizio sia “cosa loro”. Per fortuna, non è così.

Esiste, d’altrocanto, uno Statuto a cui tutti devono attenersi.

Esiste all’interno dello Statuto il famoso ed importante concetto di “rispetto delle regole
civili e morali”.

E’ vero… a volte “i topolini” si nascondono ma, senza dubbio, non sono ipocriti e falsi come molti “gatti”.

Se vuole, ci possiamo incontrare per chiarire ed approfondire le diverse posizioni.

Cordialmente
Luciano Tola

 

Ci auguriamo che le cose si risolavano per il bene della città e della tradizionale festa di Santa Rosa.

Leggiamo dal Messaggero che il 19 i Facchini si riuniranno in assemblea per decidere su alcune modifiche dello statuto, che potrebbero non solo cambiare radicalmente alcune tradizioni consolidate, ma anche l’assetto stesso del Sodalizio. A partire dai vertici.

La novità è emersa nel corso del pranzo sociale. Uno degli oltre dieci punti che andranno al voto riguarda il rinnovo delle cariche più alte: verrebbe infatti introdotto il limite di tre mandati. Se dovesse passare, rischierebbero l’attuale presidente Massimo Mecarini (che è al terzo) e il capofacchino Sandro Rossi (al quarto). L’ultimo, proprio su queste colonne, aveva già dichiarato di essere alla ricerca del suo successore.

Il punto però è che alcune proposte sono arrivate da una parte di quel gruppo, prima granitico, che faceva riferimento proprio a loro due. Un gruppo con cui Mecarini e Rossi hanno raggiunto traguardi importanti, dal riconoscimento Unesco ai passaggi della Macchina in via Marconi, fino ai successi delle cene in piazza. Altre proposte al voto: maggiore forza ai probiviri, una prova di portata che tenga in giusta considerazione l’anzianità (cosa sempre fatta, ma mai fissata nello statuto), togliere l’opzione del voto palese.

E poi l’abbassamento del limite d’età per entrare nella squadra, da 35 a 30 anni, e quello massimo per restare nel Sodalizio, da 60 a 55. Con quest’ultimo meccanismo uscirebbero dalla Macchina almeno cinque senatori: Romolo Tredici, Luciano Tola, Ercole Rempicci, Americo Delle Monache e Marco Cepparotti, alcuni attualmente papabili a presidente. Su Tola, alle ultime elezioni, erano già circolate voci di una possibile candidatura, poi rientrate.

Ai Facchini, il 19, spetterà l’ultima parola.

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