Le piante sono state immunizzate grazie all’innesto di piante malate con varietà resistenti di Leccino che, dopo tre anni, sono tornate a produrre in Salento, a Gagliano del Capo

LECCE – Non sarà la soluzione alla grande tragedia che ha colpito la Puglia, ma è certamente un segnale. Un simbolo importante se si pensa ai disastrosi dati della produzione dell’ultima annata e che dà una speranza per gli agricoltori e per la filiera economica. Nasce il primo olio prodotto da ulivi resistenti alla xylella fastidiosa.

A Gagliano del Capo, in provincia di Lecce, dopo tre anni le piante malate hanno ripreso a produrre grazie agli innesti con la varietà Leccino. Da anni i ricercatori dell’Ipsp-Cnr, con i colleghi dell’Università di Bari e del centro di ricerca Basile Caramia, indicano il Leccino e altre varietà come sorprendentemente resistenti al batterio che ha letteralmente polverizzato la capacità produttiva di 21 milioni di piante. Si tratta di una delle cultivar capaci di ospitare il batterio, ma senza seccare. Il clima di quest’anno ha consentito la molitura anticipata in Salento, consentendo di sfruttare già ora le piante immunizzate.

È il primo passo verso un aumento stimato pari a una percentuale che va dal 70 all’80% della produzione di olio pugliese, circa la metà della quantità nazionale. Dopo un 2018 segnato da un clima infausto e agenti patogeni tremendi arriva una boccata di ossigeno per l’intero settore. “È un segnale di rinascita per la provincia di Lecce che grazie alle varietà resistenti alla xylella e agli innesti dovrà recuperare un patrimonio inestimabile – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia – andato perso per colpa di ritardi, scaricabarile e della mancata volontà di affrontare con determinazione la lotta al batterio che ha già causato un danno stimato per difetto di 1,2 miliardi di euro”.

Coldiretti definisce “ottime” le performance attese dalle province di Taranto e Brindisi e addirittura “straordinarie” la quantità e la qualità dell’olio proveniente da Bari e Bat. Da Lecce, al netto del Leccino, la situazione resta invece catastrofica rispetto ai dati storici. Qui secondo un’analisi di Coldiretti Puglia, sulla base dei dati del Sistema informativo agricolo nazionale (Sian), sono andate perse quasi 3 olive su 4 con il crollo del 73% della produzione di olio di oliva nell’ultimo anno, 5mila posti di lavoro in meno e frantoi svenduti a pezzi all’estero. “Il consorzio olivicolo Unaprol consegnerà ad ottobre 200mila piante di ulivo Leccino resistenti alla xylella che verranno affidate ai nostri olivicoltori, un impegno per non condannare alla desertificazione l’area infetta che riguarda 183mila ettari” – annuncia il presidente dell’Unaprol David Granieri. Ora, secondo gli olivicoltori, serve maggiore chiarezza sull’iter per i reimpianti e un piano comune tra governo e Ue per la ripresa del comparto.

Fonte: https://bari.repubblica.it/

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