Cryptovalute: Facebook, gli effetti dirompenti di Libra

di Marco Dal Prà

 
Sono passati pochi giorni da quando Facebook ha presentato Libra, la rivoluzionaria “criptovaluta” che potrà essere scambiata in tutto il pianeta, che già i mass media sono zeppi di reazioni da tutto il mondo da parte di politici, economisti, commentatori e funzionari dei più disparati enti governativi con contestazioni a valanga sul progetto, molte delle quali mettono in luce la poca conoscenza che ancora c’è del mondo delle criptovalute.
 
Tra l’altro, come vedremo a breve, definire Libra non è molto semplice quindi per ora continueremo a chiamarla criptovaluta. Libra infatti nonostante non sia basata su di una blockchain decentralizzata, ha alcune caratteristiche “finanziarie” assolutamente nuove se non anche sorprendenti, che non si erano mai viste in precedenza nel mondo delle criptovalute nè in quella dei sistemi di pagamento tradizionali.
 
Il Consorzio di Imprese
Contrariamente a quanto si vociferava, Libra non sarà controllata da Facebook ma da una Associazione, un consorzio di imprese con sede in Svizzera, a Ginevra. Le imprese attualmente sono circa 27 ma il progetto punta a portarne 100, ognuna delle quali dovrebbe mettere nel “fondo cassa” dell’associazione qualcosa come 10 Milioni di dollari. In pratica vogliono avere una base da subito di almeno 1 Miliardo di Dollari. Ogni socio aderente avrà diritto di voto (1%) e Facebook in questo sarà uguale a tutti gli altri. Aggiungo una considerazione pratica: non avrebbe senso che la cosa andasse diversamente, altrimenti si metterebbe a rischio la credibilità del progetto.
 
A mio modo di vedere chi, ha delineato le caratteristiche di Libra dimostra di aver pensato molto bene a tutti i risvolti, soprattutto dal punto di vista legale, tanto che le illazioni sulla privacy degli utenti, che circolano in questi giorni, mi sono sembrate eccessive.
 
L’associazione, infatti, non avrà nessun contatto o collegamento con gli utenti. Sono i soci singoli, Facebook compresa, che dovranno creare delle “interfacce” per mettere gli utilizzatori in grado di comprare e vendere con Libra, o scambiarsele tra di loro. I problemi AML e KYC spettano quindi ai singoli protagonisti del progetto.
 
Così come Mario Draghi non sa in quale conto corrente siano gli Euro che ha “stampato” e dovrebbe chiederlo alle banche commerciali, allo stesso modo l’associazione non saprà chi possieda determinati Libra e dovrebbe chiederlo ad ogni singolo consorziato, sempre che gli utenti non se li siano scambiati tra di loro!
 
Il software sarà Open Source (qualcosa è già disponibile sul portale Github) e chiunque, anche al di fuori dei soci del consorzio, potrà scrivere applicazioni per Libra, com’è attualmente per le criptovalute.
 
Tecnicamente Libra è una criptovaluta “stile Ripple”, un sistema pseudo centralizzato nel quale la convalida dei pagamenti è riservata ai membri del consorzio, i quali tra l’altro potrebbero decidere di “censurare” il portafoglio di un utente.
 
In ogni caso il responsabile del progetto, David Marcus (ex presidente di PayPal, persona che conosce molto bene Bitcoin) ha detto che in futuro l’architettura potrebbe diventare decentralizzata com’è per le altre criptovalute, ma questa ipotesi non è parte del progetto attuale (altrimenti, aggiungo io, sarebbe davvero osteggiata da tutti i governi del mondo!).
 
Bitcoin e Stablecoin
Prima di proseguire una breve precisazione: Libra non insidia Bitcoin e non è un suo concorrente. In primo luogo perché non è decentralizzata e non è resistente alla censura. Significa che avrà sempre una porta dove una qualunque autorità potrà andare a bussare per bloccare il conto di qualcuno o sequestrare i Libra-Coin di qualcun altro.
 
In secondo luogo perché il valore di Libra non è deciso da libere contrattazioni, ma sarà ancorato ad una valuta a corso legale, ad esempio al 1 Dollaro americano, e mantenuto stabile nel tempo, pertanto in questo senso si parla di Stablecoin.
 
Una Stablecoin è un token che può liberamente circolare all’interno di una determinata blockchain (generalmente in quella di Ethereum) con valore ancorato ad una valuta a corso legale e mantenuto stabile dal promotore, tramite copertura al 100% con riserve bancarie, quindi non può essere oggetto di speculazione o di investimento.
 
La stablecoin più famosa è Tether, che esiste dal 2014 e vale sempre e costantemente 1 Dollaro. Ha una capitalizzazione di oltre 3,5 Miliardi di Dollari e funziona sostanzialmente come Libra, soltanto che nessuno se n’è mai accorto.
 
Gli economisti che riempiono i salotti in questi giorni, cadono dalle nuvole quando sentono dire che Libra sarà “100% backed”, e nemmeno ci credono, perché sono fossilizzati nel sistema della riserva frazionaria che usano le banche, ma Libra… non è una banca !
 
La parte rivoluzionaria del progetto
Come ho già scritto, Libra è una “stablecoin“, ossia una criptovaluta nella quale l’emittente provvede a mantenerne stabile il valore nel tempo, coprendo sempre al 100% l’emissione dei token tramite un corrispondente deposito bancario che arriva dagli stessi clienti che l’hanno acquistata, ad esempio pagando in Euro con la carta di credito.
 
Ma Libra non sarà coperta da una sola valuta, ma da un basket di valute e titoli di stato di tutto il mondo.
 
Questa è una scelta rivoluzionaria rispetto alle stablecoin attualmente in circolazione, che generalmente sono coperte in dollari, perché Libra non è esposta ai rischi che potrebbero derivare dall’unica valuta sulla quale si basa.
 
Inoltre, essendo “multivaluta”, avrà anche un vantaggio psicologico che la renderà più facilmente accettabile ed adottabile da qualsiasi cittadino del mondo.
 
Dalle indiscrezioni mi è sembrato di capire che la gestione del basket permetterà all’associazione di garantirsi i fondi per le spese di gestione della stessa, ed evitare di inserire dei costi in ciascuna transazione, come invece è per Bitcoin & C.
 
Qualche ente svizzero, infine, sarà molto probabilmente coinvolto per sorvegliare costantemente la copertura bancaria, dando a Libra un’immagine di solidità e trasparenza maggiore di tantissimi altri sistemi di pagamento.
 
Gli Unbanked
Quasi 2 Miliardi di persone nel mondo non hanno accesso ad un conto bancario, sia perché nel loro paese non esistono banche, sia perché non hanno documenti o per altri problemi. Questo significa che non possono ricevere denaro dall’estero, ad esempio da un parente che è andato a lavorare in paesi più “attrezzati” dal punto di vista finanziario.
 
Questa situazione vergognosa esiste da decenni e nessun politico o ente governativo si è mai premurato di risolverla, per cui è diventato uno degli scopi di alcune criptovalute, ma i progetti vanno avanti a rilento e necessitano di anni per raggiungere un livello di maturità tale da essere utilizzato dal cittadino comune con pochi gesti sullo smartphone.
 
Facebook evidenzia che Libra, oltre ad avere finalità commerciali, come ad esempio gli acquisti online, potrà risolvere questo problema. Lo trovo un elemento di fondamentale importanza, tanto che gli eventuali risvolti negativi di Libra passano in secondo piano, se vogliamo aiutare davvero i cittadini che risiedono nei paesi in via di sviluppo.
 
Ciò non toglie che Facebook e gli altri consorziati facciano “affari” tramite Libra, ma i cittadini “occidentali” possono sempre rinunciare a Libra ed usare altri mille sistemi di pagamento (bitcoin compresi), mentre in tante altre aree del pianeta, no.
Altri aspetti
Alcuni programmatori che hanno provato i software del pacchetto Libra, sostengono che il codice scritto sia in fase “embrionale” e non sia ancora possibile fare delle vere prove. In effetti guardando su Github sembra che gli sviluppatori di Facebook ci abbiano lavorato solo in Giugno, quindi possiamo ipotizzare che Libra non sarà né pronta né funzionante prima della primavera 2020.
 
Inoltre, il documento pubblicato da Facebook per presentare il progetto, sembra troppo stringato, poco esaustivo, tanto che mi sento di azzardare l’ipotesi che sia stato pubblicato per testare le reazioni del pubblico, degli enti governativi e delle aziende (anche concorrenti) e decidere le eventuali azioni correttive.
 
Per contro, la pubblicazione di Libra ha creato talmente tanto clamore da aver sdoganato definitivamente al grande pubblico il termine “criptovalute”, visto che si è parlato di Libra, di Bitcoin & C. in varie trasmissioni, interviste, articoli e servizi in tutto il mondo.
 
Improvvisamente (e finalmente) le criptovalute sono viste come una iniziativa concreta, funzionante, utilizzabile per gli acquisti di tutti i giorni (questo è vero da qualche anno, ma non lo sa quasi nessuno), quindi l’effetto “mediatico” è sicuramente positivo per tutto il settore cripto.
 
I detrattori
Di opinioni positive su Libra ne ho sentite molto poche. La maggior parte lamentava problemi di privacy, di controllo del traffico di droga, di gestione della massa monetaria, dell’inflazione, della sovranità degli stati e quant’altro.
 
Io penso che questo progetto sia positivo, perché introduce nel mercato regolamentato e nello spazio commerciale, qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, in assoluta controtendenza con i dazi imposti da Donald Trump e con le valute imposte dalle banche centrali.
 
Libra, essendo una valuta “internazionale” permette ai cittadini del mondo avere più o meno tutti in mano la stessa moneta, cosa che nemmeno il Fondo Monetario Internazionale è riuscita a fare, se non sulla carta.
 
E poi un ultimo tassello, forse il più importante: Libra, come anche Bitcoin, distrugge il concetto di frontiere e con esso il concetto di Stati-Nazione, mettendo nel panico economisti, politici, ministri, banchieri e regolatori, che improvvisamente si vedono sminuita la loro prerogativa di regolare, controllare e dirigere.
 
Non per niente Michael J Casey il direttore della più prestigiosa testata in lingua inglese nel settore cripto, Coindesk, ha pubblicato un articolo intitolato “Sta arrivando una lotta monumentale sulla criptovaluta di Facebook“.
 
Conclusioni
Da tempo vado dicendo che il mondo sta cambiando.
 
Un cambiamento iniziato il 31 Ottobre 2008 con un documento intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System“, pubblicato in una piccola chat per appassionati.
Facebook ha fatto una cosa simile ma con un taglio industriale, portandolo su tutti i mass media e pronto per essere utilizzato in senso commerciale.
Ma come Bitcoin, anche Libra rompe degli schemi consolidati da tempo, tanto da mettere a rischio intere teorie economiche e monetarie. Di sicuro faranno di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote, anche se i tempi e le tecnologie sono maturi per una valuta globale, con vantaggi inimmaginabili rispetto alle centinaia di monete che ci sono oggi, molte delle quali ormai carta straccia.
Comunque, anche se è vero che il progetto di Facebook in qualche modo potrebbero riuscire a fermarlo, Bitcoin no. Proprio no.
 
Mettetevi comodi, penso che nei prossimi mesi ci potremo godere uno spettacolo,  Uno spettacolo senza precedenti.

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